Riprendiamo a scavare dopo la pausa del venerdì. Ci ha intanto raggiunti dal Brasile l'antropologa Cláudia Rodrigues-Carvalho che si dovrà occupare principalmente di fornire alcune risposte a proposito dell'eccezionale ritrovamento delle mummie ricoperte di doratura avvenuto lo scorso dicembre.
Le prime attività archeologiche di quest'anno sono state dedicate allo smontaggio di uno strato nell'area del portico meridionale che non eravamo riusciti a portare a termine alla fine della scorsa stagione.
Stiamo lavorando in contemporanea anche davanti alla parete est, in corrispondenza di dove si apre l'accesso di servizio utilizzato dagli operai di Harwa per accedere al cortile nel corso dei lavori di sbancamento. Qui si sta presentando la situazione più interessante ed enigmatica. Gli strati che stiamo rimuovendo fanno parte di un cono di detriti accumulatosi nel corso del tempo alla base dell'accesso che è stato utilizzato a lungo per entrare nel complesso funerario di Harwa (anche da noi fino al 2005). Su questo si appoggia un largo fronte di crollo in mattoni crudi provenienti dal muro di cinta della vicina Tomba di Petamenofi (TT 33). La situazione archeologica è abbastanza complessa, soprattutto perché l'area è stata teatro di varie attività, tutte abbastanza recenti. Il cono e il crollo sono stati scavati varie volte. Vi sono tracce di focolari e uno degli strati rimossi era quasi esclusivamente costituito da frammenti di ceramica di varie epoche, probabilmente gettati lì di proposito tutti in una volta.
Già il terzo giorno di scavo (il 20) abbiamo rinvenuto un bel frammento di uno degli ushabty in pietra di Harwa. Si tratta della parte mediana del corpo e il suo ritrovamento in quest'area ci conferma che qualcuno ne aveva prelevati una certa quantità dalla Tomba di Harwa. Abbiamo infatti ritrovato frammenti di ushabty in pietra a intervalli più o meno regolari a partire dalla seconda sala ipostila, dove si apre il pozzo che conduce agli ambienti più profondi del sepolcro, fino al cortile. Ritenevo che quest'azione di ruberia fosse avvenuta nel corso del XIX secolo. Il ritrovamento di una porzione di pilastro decorato (proveniente perciò dal portico meridionale), con tracce di gesso e segni di scalpellatura, a un livello leggermente inferiore a quello dell'ushabty mi induce invece a ritenere che quest'ultimi siano stati portati fuori in un momento di poco posteriore alla Seconda Guerra Mondiale, quando fu perpetuata l'asportazione di ampie porzioni della parete sud del cortile.
Nel pomeriggio a casa continuano invece le attività di documentazione. Notevoli progressi sono stati compiuti nella copia al computer della decorazione del cortile. Irene ha recentemente portato a termine il disegno di quanto rimane della danza-tjeref. Mi ha confessato che uno dei momenti di massima disperazione è stato quando ha dovuto disegnare una per una le perline della collana della nobildonna a sinistra. Luisa ha infine avuto ragione della foresta di zampe degli animali che affollano la decorazione della parete meridionale. Si è accorta che non sempre i conti tornano e che qualche esemplare ne ha soltanto tre. Mutazioni genetiche create dagli artisti della Tomba di Harwa che perdevano evidentemente gli occhi (e noi come loro) a eseguire queste scene così ricche di dettagli.





