L'associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS presenta:
Tomba di Harwa - Autunno 2009
Diario di Scavo
 
ottobre 2009
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28 Ottobre

Il tempo corre veloce tra le dita come la sabbia che rimuoviamo. Un’altra giornata di scavo è appena trascorsa e, se mi guardo indietro, non so neanche cosa davvero abbiamo fatto tanto è passata in fretta.

Cláudia ha terminato lo studio delle ossa di bambino provenienti dal pozzo scavato nella stagione 2004-2005. Risulta così definitivamente confermato quanto le era apparso evidente sin dal primo momento. Ovverosia che quelle che ritenevamo essere le ossa appartenenti a un unico fanciullo sono un po’ troppe e appartengono a due diversi individui, entrambi di età compresa tra i 4 e i 6 anni. Non vi sono tracce di morte violenta e i due bambini (di cui è impossibile stabilire il sesso) apparivano godere di buona salute. Qui i dati antropologici ottenibili dall’esame autoptico si arrestano. Resta il problema di capire cosa ci facevano i corpicini, deposti in un’unica scatola in legno (avevamo rintracciato le impronte dei quattro lati impresse nel terreno) in quello che doveva essere un deposito dove riporre il materiale utilizzato nella mummificazione di qualcuno. Mi sono consultato con Julia Budka, una collega austriaca che lavora allo studio del materiale proveniente da tombe poco posteriori a quella di Harwa e situate a circa duecento metri a est. Ha lavorato sui depositi di mummificazione di epoca tarda e oggi è venuta a visitare i nostri scavi con la sua squadra. Anche Julia non ha però saputo darmi una spiegazione. Non ha mia incontrato una situazione del genere nel corso dei suoi studi.

Il mucchio di mummie emerso dalla sabbia durante lo scavo del portico meridionale è stato rimosso senza scoprire alcun oggetto in associazione. Bisogna dire che i corpi erano veramente in pessimo stato di conservazione. Alla mummia più completa mancavano la parte inferiore degli arti. Giaceva anche a faccia in giù. E’ la tipica posizione nella quale ritroviamo le mummie abbandonate dai tombaroli. Dopo averle violate staccavano loro braccia e gambe (o mani e piedi) e le lasciavano con il viso rivolto verso il terreno. In questo modo il caro estinto non avrebbe potuto vendicarsi: riverso al suolo non avrebbe capito in che direzione i suoi violatori se ne andavano, senza gambe non avrebbe potuto inseguirli e senza braccia non avrebbe potuto afferrarli. Paese che vai, superstizioni che trovi.