L'associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS presenta:
La Tomba di Harwa - Autunno 2009
Diario di Scavo
 
novembre 2009
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12 Novembre

Non siamo arrivati da neanche dieci minuti che Hassan Aryan, impegnato ad asportare i resti di un ampio focolare proprio sulla soglia dell’entrata a nicchia della Tomba di Akhimenru, mi chiama. Tiene in mano tre frammenti marroni. Mi avvicino e mi accorgo che sono pezzetti di legno carbonizzato. Su un lato si intravedono alcuni caratteri greci o copti. Sono incisi. Hassan mi indica da dove provengono: un punto contro lo stipite nord dove si trova ancora quella che sembrerebbe essere una tavoletta lignea iscritta. Prendo delicatamente i pezzetti dalla sua mano e li rimetto al loro posto. Sì. E’ proprio una tavoletta iscritta in greco o copto. Scatto le foto di rito: con etichetta, metrino e nord; senza etichetta metrino e nord; mi allontano, mi avvicino, cambio esposizione e taratura del bianco. Quando sono soddisfatto, prendo un pezzo di cartone e, delicatamente, molto delicatamente, inizio ad asportare con una pinzetta i pezzettini di legno completamente carbonizzato. Sono fragilissimi. Li ricompongo man di mano sul cartone e così li porto dentro la prima sala ipostila di Harwa dove teniamo tavoli e materiali. Le mie conoscenze di restauro di base mi dicono che devo impregnare i frammenti con il paraloid per stabilizzare il degrado che, ora che il reperto è stato estratto dalla sabbia, comincia a manifestarsi. La superficie del retro della tavoletta, dove il legno è diventato quasi cenere, comincia a sollevarsi.

E’ troppo presto per telefonare a Olivia in Italia dove non sono nemmeno le sette. Sta sicuramente dormendo. Faccio allora un tentativo e chiamo a Cristina Tomassetti, amica e restauratrice che lavora con Luigi De Cesaris e altri colleghi italiani al recupero delle pitture del Convento Rosso a Sohag. Ho fortuna. Mi risponde e mi suggerisce la soluzione. Mi dice di impregnare la tavoletta aumentando ogni volta la percentuale di paraloid. Prima al cinque, poi al dieci e poi al venti per cento. Comincio con una pulizia delicatissima della superficie e poi passo a impregnare il reperto facendo cadere gocce della soluzione di paraloid e acetone sulla superficie con una siringa.

Poco prima di colazione sono riuscito a fermare il degrado e a consolidare in modo soddisfacente i frammenti. Probabilmente ho però usato troppo paraloid al venti per cento e ora sulla superficie della tavoletta, i cui pezzi sono tutti tornati al proprio posto quasi come per miracolo, è diventata lucida. Telefono a Olivia che mi consiglia ancora due passaggi di paraloid all’uno e cinque per cento. Lo faccio e trovo che il risultato sia più che accettabile.

La tavoletta è salva e lascio alle ragazze l’emozione di decifrare l’iscrizione incisa su quella che si è ormai rivelata essere un’etichetta di mummia. Irene è la più veloce. In breve tempo riesce a individuare il probabile nome del defunto e quello del padre. Domani alla Chicago House cercherà di controllare le proprie deduzioni.

Intanto, proprio dove sta scavando Hassan Aryan è cominciato a emergere un gradino. Non me lo aspettavo proprio. E’ troppo in alto. La sua presenza a questo livello implicherebbe l’esistenza di una rampa di accesso dal cortile, e questo non fa problema, ma anche una piccola scalinata all’interno dell’entrata a nicchia di Akhimenru, e questo è inusuale. C’è qualcosa che non torna. Spero che gli ultimi giorni di scavo ci consentano di chiarificare la situazione.