Oggi ho rinunciato a oziare, come amo fare ogni venerdì, per recarmi alla biblioteca della Chicago House. E’ una delle migliori al mondo per quanto riguarda l’egittologia e ce ne serviamo per compiere rapide verifiche su quanto ritrovato nel corso dello scavo. Sono venute con me Evelina e Irene. La prima doveva compiere alcune ricerche sugli Shardana, argomento della sua tesi di laurea, la seconda voleva migliorare la comprensione del testo inciso sull’etichetta di mummia scoperta ieri. Dal canto mio desideravo consultare un testo che mi aveva consigliato Assmann. Peccato che non avessi guardato l’anno di pubblicazione e mi sia accorto soltanto quando ero in biblioteca che è stato pubblicato nel 2008 e che non poteva perciò essere arrivato. La mia benedetta distrazione!
Trovandomi di colpo senza nulla di preciso da fare, dopo avere sfogliato un poco le nuove accessioni, mi sono messo a lavorare sui testi incisi sulle pareti nord dei passaggi. Li avevo copiati, insieme alle scene e le iscrizioni delle pareti sud, nella breve campagna 1995, quando ero entrato per la prima volta nella Tomba di Harwa e tutto quello che ero riuscito a fare era stata una semplice ricognizione. Le decorazioni e le iscrizioni geroglifiche delle pareti sud avevano assunto un loro preciso significato l’anno successivo. Ero infatti riuscito a individuarvi le tappe fondamentali del cosiddetto “Cammino di Harwa”, il racconto dell’esistenza umana, dalla vita alla rinascita eterna, che percorre tutto l’asse principale della parte sotterranea della tomba. In tutti gli anni trascorsi da allora non ero invece mai riuscito a occuparmi dei testi incisi sulle pareti nord che erano rimasti lì tra gli appunti presi nella prima stagione a Harwa, trascurati e non identificati.
Quest’anno, approfittando del lungo periodo dedicato all’epigrafia (5 settembre – 15 ottobre) ho deciso di riprenderne lo studio. In verità è stato una dei frequenti black-out della Riva Ovest che mi ha spinto a farlo. Un giorno in cui è andata via la luce mi trovavo a casa con Ilaria e Carmela, un’altra studentessa del master di egittologia di Torino. Non era possibile lavorare con i computer e allora ho deciso di mostrare loro come si identifica un testo. Ho preso quello inciso sulla parete del passaggio tra la prima e la seconda sala ipostila. Abbiamo cominciato a isolarne le parole più significative e a cercarle sul dizionario geroglifico-tedesco. Non pensavo che la nostra ricerca avrebbe portato a qualche conclusione; la intendevo piuttosto come un esercizio accademico. Tenta che ti ritenta siamo invece arrivati a identificare il testo: il capitolo 690 dei Testi delle Piramidi. Chi non lo ha mai provato non può proprio capire. Identificare un testo dà però la stessa emozione di quando si compie un’impresa sportiva ai massimi livelli. E’ adrenalina che circola all’impazzata è euforia che sprizza da tutti i pori.
L’entusiasmo della scoperta mi ha portato ad analizzare gli altri testi con maggiore attenzione e quello stesso pomeriggio sono riuscito a identificare anche la maggior parte delle iscrizioni incise sulla parete nord del passaggio che conduce al santuario di Osiride: l’intero capitolo 69 del Libro dei Morti e una frase del 124.
L’indomani il destino mi ha dato un’ulteriore mano. Volevo mostrare a uno degli studenti del master la forma di un segno e mi sono avvicinato a un punto della parete settentrionale della prima ipostila dove mi ricordavo di averlo visto. L’ho trovato e gliel’ho indicato. Facendolo i miei occhi hanno cominciato a leggere quasi in automatico i geroglifici che lo circondavano: “Io sono Orione che raggiunge la terra …”. Non ci potevo creder: il Capitolo 69 del Libro dei Morti anche sulle pareti della prima ipostila, proprio in mezzo ai Testi delle Piramidi. Ho continuato a leggere e mi sono accorto che il testo era nella stesa sequenza di quello inciso sulla parete del passaggio. Incredibile. Una composizione ripetuta per ben due volte nel medesimo monumento? Raro, se non nel caso di testi particolarmente importanti e qui non mi par proprio il caso. Quando si verifica un’evenienza del genere si affaccia subito alla mente una serie di domande. Perché è stato scelto un tale testo? Perché lo hanno ripetuto? Perché lo hanno copiato proprio qui? Domande a cui tenterò di dare risposta nei mesi invernali.
Si è fatto tardi e non sono riuscito a parlare della scoperta compiuta oggi ala Chicago House. Continuerò questo intermezzo di pura epigrafia domani. Sempre che lo scavo non riservi inaspettate sorprese.







