Fino a ieri dallo scavo provenivano soltanto sabbia e pietre (molte decorate, questo bisogna ammetterlo). Oggi abbiamo invece recuperato pezzi di cartonnage, papiri e mummie con tracce di doratura. Si conferma, se mai ve ne fosse bisogno, la regola per la quale gli ultimi giorni di una missione sono sempre contrassegnati da un numero sempre crescente di ritrovamenti. L’anno passato, a causa del verificarsi di questa evenienza, siamo stati costretti a chiudere lo scavo con una settimana d’anticipo. Stavamo trovando troppo, rischiavamo di dovere allungare la nostra permanenza a Luxor e i fondi a nostra disposizione erano finiti.
Quest’anno era nelle mie intenzioni proseguire dove avevamo interrotto nel 2008. Invece la stratigrafia ci ha portato a lavorare altrove. Soltanto in questi ultimi due giorni siamo riusciti a tornare a scavare dove avevamo interrotto la stagione passata. Da ieri stiamo infatti lavorando nell’area antistante l’entrata a nicchia di Harwa e Akhimenru, proprio dove avevamo recuperato in precedenza molti frammenti di papiri.
Abbiamo cominciato la mattinata riportando alla luce alcuni frammenti di un cartonnage di epoca romana che, nonostante sia molto rovinato, conserva ancora una buona porzione della parte del viso con occhi. Necessita però di un accurato intervento di restauro.
Sempre in quest’area abbiamo successivamente recuperato alcuni frammenti di Libro dei Morti. Il testo è scritto in geroglifico corsivo e si conservano alcune parti delle illustrazioni dai colori brillanti dipinte con estrema maestria. Un primo esame ha portato a stabilire che provengono dallo stesso Libro dei Morti al quale appartiene anche il frammento con l’immagine del Capitolo 75 ritrovato l’anno passato in prossimità delle mummie dorate. Uno dei frammenti recuperati oggi è sicuramente relativo al Capitolo 18. Si tratta di una lunga invocazione a Thoth, vendicatore di Osiride. Domani provvederò a restaurare i frammenti e quelli degli altri papiri usciti dalla sabbai lungo tutto il corso della giornata.
Un ritrovamento curioso è stato compiuto da Hassan Aryan, che lavora lungo la parete nord dell’entrata a nicchia della tomba di Harwa. Si tratta di quanto resta della cartina di una sigaretta. I segni di bruciatura a un’estremità e quelli di nicotina dall’altra dimostrano che è stata fumata. E’ stata confezionata a mano. Al suo interno ci sono pezzettini di alcune foglioline che non appaiono essere tabacco. Sembrerebbe trattarsi proprio di uno spinello. Della mia stessa opinione sono anche gli operai che hanno molto riso della scoperta e hanno cominciato ad accusarsi l’un l’altro di essere grandi consumatori di “bango”, il tipo di marijuana prodotto localmente e diffuso in tutto l’Alto Egitto. Non resta che immaginare la scena dei tombaroli che, tra lo bendaggio di una mummia e l’asportazione di un pezzo di rilievo, si concedono un meritato riposo fumandosi uno spinello all’ombra dell’entrata a nicchia della Tomba di Harwa.
All’ora di pranzo il telefono mi porta una brutta notizia. Mi telefona Ladislav Otakar Skakal, il vice-console onorario italiano a Luxor, e mi comunica la scomparsa di Carla Maria Burri. Mi chiede anche di scriverne il necrologio per la rivista degli italiani in Egitto. Con la morte della Professoressa Burri scompare un personaggio che ha caratterizzato la scena culturale e sociale cairota per quasi un trentennio. La Carla, così come la chiamavano i suoi amici egiziani, è stata direttrice all’Istituto Italiano di Cultura del Cairo in due diverse occasioni. Negli anni Settanta prima e nei Novanta poi. Ha anche giocato un ruolo-chiave anche nella storia della Tomba di Harwa. E’ stata una delle prime persone a credere in me e nel progetto. E’ stata lei a consigliarmi di chiedere fondi al Ministero degli Affari Esteri. Più tardi, quando era stata trasferita a Lubiana, mi aveva messo in contatto con l’Università di Lubiana e perciò è proprio grazie a lei se gli scavi sono condotti da efficienti e preparatissimi giovani archeologi sloveni. Per anni ha seguito da lontano l’avanzamento delle nostre ricerche. Per me Carla rappresenta anche un mucchio di altre cose. E pensare che, troppo presa dai suoi impegni, non è mai riuscita a venire a visitare la Tomba di Harwa. Mi aveva promesso di farlo quando sarebbe andata in pensione.







