Ho trascorso la mattinata a mettere a posto i papiri. Erano venuti con me Irene, Giacomo e Mustafa ai quali sono toccate le ultime operazioni di sistemazioni dei materiali. Irene mi ha poi aiutato nell’inventariazione dei papiri. E’ suo l’ultimo vero risultato di questa campagna. Si è infatti accorta che due frammenti del papiro dipinto con la scena del capitolo 18 del il Libro dei Morti andavano insieme quando io li avevo già inseriti tra i vetri separatamente. Ho dovuto smontare il tutto, l’illustrazione risulta però ora più completa. Poco prima dell’una è arrivato Ramadan, l’ispettore che ha seguito le nostre attività nel 1999, e Sheikh Hassan, uno dei capi dei guardiani della riva ovest. Alla loro presenza sono stati apposti i sigilli ai cancelli che proteggono la tomba da visite indesiderate. Stavolta non staranno chiusi a lungo, visto che nella seconda metà di dicembre Mariam Ayad e i suoi studenti dell’Università di Memphis lavoreranno alla copia dei testi della seconda sala ipostila.
Come ogni anno è il momento dei bilanci. E’ stata una lunga stagione, visto che abbiamo aperto la tomba il 6 settembre scorso, anche se gli scavi hanno avuto inizio soltanto il 18 ottobre. La considererei una campagna intermedia. I ritrovamenti si pongono infatti come un proseguimento di quelli effettuati l’anno passato. La scoperta più importante è stata senza dubbio’identificazione dei testi iscritti sulle pareti settentrionali dei passaggi tra i vari ambienti della Tomba di Harwa. Forse per la prima volta a fine di una missione quello che provo di più non è tanto il desiderio di tornare a lavorare nel monumento che ho appena chiuso, quanto piuttosto la voglia di trovare un attimo di pace, chiudermi in una biblioteca e cercare di capire davvero il significato di quanto emerso da una prima lettura dei testi identificati. Le iscrizioni apparirebbero dare un nuovo senso al concetto stesso di rinascita eterna e, se proprio vogliamo dirla tutta, attribuirle anche un limite. Un limite che è anche una promessa e una speranza insieme. Ho bisogno di libri, tranquillità, tazze di caffè fumante e buona musica in cuffia.
A proposito di questo. Sapete che questi diari hanno una loro colonna sonora? Scrivo sempre ascoltando musica. Rigorosamente non in italiano che altrimenti mi distraggo. Da quando ho cominciato a redigere il diario di quest’anno ho ascoltato soprattutto le colonne sonore di Tarantino, quelle di Rodriguez, Shakira e, ultimamente molti Black Eyed Peas. Mentre scrivo queste parole passa in cuffia proprio la loro “Rockin the Beat”.
Sono giunto veramente alla fine. Sono molto riconoscente a quanti di voi mi hanno seguito fino a qui. Un grazie di cuore va ai soci della “Harwa 2001” ONLUS che con il loro contributo hanno consentito il regolare svolgimento di questa campagna, una delle più difficili dal punto di vista finanziario. Mi sembra giusto anche ricordare i membri che vi hanno partecipato senza chiedersi se e in che misura le loro spese sarebbero state rimborsate. Grande riconoscenza e amicizia ho per la famiglia Bianchi il cui generoso sostegno rappresenta un aiuto economico fondamentale per portare avanti le ricerche nella tomba di Harwa dal 1997. Anche quest’anno la Compagnia di San Paolo ha contribuito in modo determinante al finanziamento della nostra missione insieme al Ministero degli Affari Esteri. Anche a queste due istituzioni e a tutte le persone che le rappresentano va il mio più sentito ringraziamento.
Ho iniziato questo mio diario ricordando mio padre. Permettetemi di dedicargli anche il mio ultimo pensiero.






