L'associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS presenta:
La Tomba di Harwa - Autunno 2009
Diario di Scavo
 
ottobre 2009
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22 Ottobre

Comincio per la decima volta consecutiva questo diario. Tanti sono gli anni passati da quando, nel corso della stagione di scavo dell'autunno 2000, iniziai a dare notizia di quanto avveniva durante gli scavi della Tomba di Harwa inviando messaggi di posta elettronica ad amici e conoscenti.

Stavolta è però gravoso iniziare a raccontare. La scomparsa di mio padre Franco è troppo recente e non riesco a tacerla. E' avvenuta il 13 ottobre scorso, proprio quando la stagione di studio epigrafico dei testi volgeva ormai al suo termine.

Mio padre si è spento come conseguenza dell'aggravarsi delle sue precarie condizioni di salute che, già ormai da anni, avevano drasticamente ridotto la sua vista e i suoi movimenti, costringendolo a una vita quasi esclusivamente casalinga.

Una delle cose che mi spingevano a scrivere questo diario e mi aiutavano a superare momenti di svogliatezza o di stanchezza era il pensiero di mia madre che glielo leggeva. Me li immaginavo nel salotto dell'appartamento di Montepulciano, lei che davanti al computer, lui seduto sulla poltrona con l'immancabile berretto sulla testa e gli occhiali scuri ad ascoltare e a trasformare mentalmente le mie parole in immagini che i suoi occhi non avrebbero neanche potuto percepire. Non ho mai chiesto a mia madre se le cose andassero davvero così, ma era così che le immaginavo.

In questi anni mi sono trovato spesso, forse anche troppo spesso, a ricordare persone care che ci hanno lasciato durante il mesi della missione. Ho sempre cercato le parole che potessero meglio descrivere il mio dolore e il legame che mi univa a loro. Ma davanti alla morte di mio padre cosa dico? Mio padre era mio padre. Non c'è altro da aggiungere. I ricordi che mi si affollano alla mente sono così tanti che è quasi impossibile selezionarli. Era una figura unica e irrepetibile nella mia vita e la sua mancanza è e resterà sempre tale.

Posso dire di essere stato fortunato. In fondo, ho condiviso quasi mezzo secolo con lui. Ci sono persone che hanno dovuto rinunciare molto prima alla figura paterna, altre che non se ne ricordano neanche. Nonostante questo sia un ragionamento estremamente sensato, non aiuta certo a sopperire al vuoto che mi si è creato dentro.

In questi giorni mi è venuto spesso di pensare a quello che mio padre ha lasciato a mio fratello e me. E sono arrivato alla conclusione che si tratti dell'onestà. Non so se poi io sia sempre stato in grado di mettere a frutto i suoi insegnamenti, questo lo devono giudicare gli altri. Posso però dire senza tema di smentita che mio padre era una persona corretta e ha sempre tenuto che anche i suoi figli lo fossero. Difficile che potesse lasciarci qualcosa di più prezioso, visto quanto sia rara l'onestà in un'epoca in cui sembra che nessuno vi dia più alcun valore.

A mio padre sono profondamente riconoscente per avermi consentito di arrivare dove sono arrivato. Sono grato a lui e a mia madre per avere assecondato il mio desiderio di divenire egittologo. Conosco i sacrifici che hanno fatto per consentirmi lunghi anni di studio privi di preoccupazioni che non fossero quelle relative all'apprendimento delle conoscenze necessarie a intraprendere la mia carriera.

Gli egizi credevano che ognuno potesse confezionarsi un Aldilà che corrispondesse ai propri desideri e alle proprie aspettative. Non so come se lo immaginasse davvero mio padre, gli auguro però che ovunque sia ora abbia recuperato le capacità che negli ultimi anni gli erano venute meno e che sia tornato a godere di quelle piccole gioie quotidiane che la malattia gli impediva di assaporare. Ciao, babbo ...