Comincia a fare freddo anche qui a Luxor. E con il cambio climatico arrivano anche i forti venti che spazzano la zona del deserto più vicina alle coltivazioni. Mi hanno spiegato che si tratta dello spostamento repentino di blocchi di pressione. Non so se questo sia esatto. So però che c’è bisogno di una bella ventata notturna per convincere gli operai a fissare la tenda sotto la quale consumiamo la nostra colazione. Sta diventando quasi un rito montarla, aspettare che il vento la ribalti e poi rimontarla di nuovo in modo che non possa più essere divelta. Un’idea della potenza del vento la dà il fatto che la tenda è fatta di tubi Dalmine come l’impalcatura che serve a rimuovere i detriti dal cortile. Pesa parecchio, ma il vento del deserto riesce a sollevarla.
Fare e disfare è tutto un lavorare e non c’è mezzo di convincere gli operai a erigere una struttura adatta da subito a resistere al vento. Ogni anno è la stessa storia.
Gli scavi nell’entrata a nicchia di Akhimenru hanno raggiunto il livello del pavimento. Lo strato di terreno bruciato era spesso circa dieci centimetri. Questo significa che anche davanti alla soglia di questo ambiente deve esserci una rampa che scende nel cortile.
E’ quasi terminato anche lo scavo dell’esteso focolaio che si trovava davanti all’entrata della Tomba di Harwa. Ne avevamo cominciato lo smontaggio l’anno passato e all’interno abbiamo recuperato frammenti di ossa e pezzi di legno, vasi integri e a pezzi, bende e persino sigilli in argilla. Tutto fa pensare che proprio in quel punto siano stati bruciati mummie e sarcofagi di epoca romana. L’azione corrisponde alla consuetudine di alcuni tombaroli di eliminare le tracce delle loro ruberie con il fuoco. Fantastico! Siamo a neanche a ottanta centimetri dal pavimento e continuiamo a trovare testimonianze di depredazioni di varia natura. Oltre alla pubblicazione degli scavi potremo anche dare alle stampe il manuale per il perfetto violatore di tombe tebane. Abbiamo così tanto materiale documentario a nostra disposizione…







