Ci sono giornate che ti viene voglia di cantare e non ne capisci bene il motivo. Sali in moto e lasci che il sottile fresco della mattina penetri nella tua pelle. Guardi il cielo azzurro e ti sembra più azzurro. Il profumo leggero del deserto ti percorre le narici e ti solletica il cervello risvegliando ricordi di altri deserti lontani nel tempo e nello spazio. Deir el-Bahri. Gli operai sorridono. Tutto concorre a farti cantare l’anima e le canzoni ti sgorgano dal cuore e le canti sommessamente.
Non avrei davvero il motivo per sentirmi così sereno. Eppure oggi mi è presa così: sono sereno tendente al felice. Non ci posso fare nulla, E’ la magia di Gurna. Mi sento così come mi sento soltanto per il fatto di essere qui. Non è uno stato di sublimazione o perfezione. Anzi ne sono assai lontano. Sono troppe le cose che mi mancano per raggiungerlo. Però va bene così.
Oggi ho voglia di cantare. E lo scavo canta con me. Si vede che io e i detriti che ricoprono il cortile siamo simbiotici. Un po’ come i Na’vi di Pandora con la madre-terra Eywa. Pensandoci bene… Anche qui è questione di terra.
Il canto dello scavo è basato sui piccoli reperti che cominciano a essere ritrovati. All’interno dell’ennesimo strato risultante da un’azione di ruberia sono stati ritrovati alcuni frammenti di un sarcofago ligneo del quale è stata recuperato anche il viso. E’ assai simile a quelli ritrovati nel corso degli scavi del portico di entrata nel 2005. I tratti ricordano molto da vicino quelli di tante opere di Modigliani ispirate all’arte africana.
Un sarcofago molto simile è conservato presso il Museo dell’Università di Tübingen (n. 1714). E’ stato datato al II secolo d.C. E’ stato attribuito a un individuo di origine punica sulla base del fatto che il viso è sormontato da quella che sembra un’alta tiara di un tipo diffuso nel mondo fenicio e siro-palestinese. Il dato più interessante risiede però nella datazione. Al II secolo d.C. possono ormai essere riferiti molti dei reperti recuperati fino a questo momento. Sembrerebbe perciò che il complesso funerario di Harwa e Akhimenru sia stato usato estensivamente come necropoli proprio in quel periodo. E’ un dato abbastanza nuovo per quello che riguarda la necropoli dell’Assasif. Si sa infatti che le tombe della XXV e XXVI dinastia furono riutilizzate in età tolemaica prima e in epoca romana poi. I dati da noi raccolti in questi anni consentono però di precisare la cronologia.
All’inizio ho detto che oggi abbiamo ritrovato molti oggetti. Uno persino da uno strato scavato all’inizio della nostra permanenza qui. Ma di questo ne parlo sabato…







