Sono tornato sullo scavo. E non so se non mi sembra vero di essermene andato o soltanto di essere nuovamente qui. Sono partito esattamente sei giorni fa. Il 13 e 14 ero al Cairo per inaugurare la mostra su “Il contributo italiano alla costruzione del Museo Egizio del Cairo”. E’ la stessa che abbiamo inaugurato in occasione del colloquio internazionale CIPEG, tenuto a Montepulciano nell’agosto scorso. Al Cairo è stata inaugurata in collaborazione con il Centro Archeologico Italiano per ricordare la sua apertura, avvenuta quindici anni fa e per commemorare anche la sua creatrice, la compianta Carla Maria Burri, della cui scomparsa ho dato notizia poco più di un anno fa sulle pagine di questo diario. L’apertura della mostra è stata anche l’occasione per salutare la Dottoressa Wafaa el-Saddik, direttrice del Museo del Cairo, che va in pensione. Il 15 e il 16 sono stato a Bruxelles per un colloquio di lavoro al Museo Reale di Arte e Storia; il 17 e il 18 mi sono fermato a Roma. Leonida mi ha “aiutato” a preparare la valigia e poi mi si è buttato addosso e mi ha abbracciato forte. Nonostante non abbia ancora un anno aveva capito che di lì a poco sarei ripartito. Una scena di una tenerezza infinita. Quella che ha ancora negli occhi. Tanto tra poco lo rivedo. Starò sullo scavo soltanto tre giorni. Il tempo di passare le consegne a Irene, Mariam e Mustafa e poi torno in Italia.
Da Roma al Cairo ho preso il volo notturno e sono arrivato a Luxor verso le 6.30. L’aria è fresca. Niente a che vedere con Bruxelles, ma insomma. Ho raggiunto il cantiere soltanto verso le dieci, per la pausa della colazione. L’ho trovato pieno di fervente attività. Ho rivisto con piacere Mariam, ho fatto la conoscenza di Sarah a Rachel e ho ritrovato Jessica e Mattia. Durante la mia assenza i lavori sono progrediti speditamente. Ho visto la base del pilastro nel cortile che affiora finalmente dalla sabbia. Davanti all’entrata a nicchia di Harwa gli operai stanno ancora rimovendo l’enorme strato di bruciatura affiorato già nella stagione passata. E’ pieno di ceramica e ossa. Segno evidente che qualcuno ha bruciato un enorme numero di mummie o cadaveri sul posto. Sono stati recuperati anche conglomerati di calce carbonizzata. Dare un’interpretazione a quanto si sta scavando è un po’ difficile. Un generico termine ante quem può essere dato dagli strati superiori che risalivano all’inizio del XIX secolo. Il grande falò non deve avere avuto luogo molto prima. Mi domando però se sia ancora una volta da attribuire a tombaroli o non piuttosto all’attività estrattiva del catrame dalle mummie. Andava molto di moda curare con questa sostanza malattie tra le più varie, dall’epilessia ai reumatismi, almeno fino a tutto il XVIII secolo.
Anche le altre attività sono progredite speditamente. La ricostruzione della decorazione sia interna che esterna ha dato buoni risultati e ho trovato il tavolo su cui restauriamo e analizziamo preliminarmente i papiri ricoperto di frammenti accuratamente sistemati tra i fogli di carta assorbente. Nella mia breve permanenza cercherò di dare una mano a sistemarli.







