L'associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS presenta:
La Tomba di Harwa - Inverno 2010 - 2011
Diario di Scavo
 
dicembre 2010
L M M G V S D
12 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 293031

20 Dicembre

 

Momento storico. Il passato degli scavi nel Complesso funerario di Harwa e Akhimenru si intreccia per un breve momento con il futuro. Oggi abbiamo infatti abbattuto il muro a secco rivestito da uno strato di cemento che ostruiva l’accesso alla Tomba di Akhimenru. La luce è così penetrata per la prima volta al suo interno. E’ stato un momento denso di epicità, emozione e significato. L’apertura della Tomba di Akhmenru significa che siamo in procinto di completare un altro stadio del nostro progetto (il secondo per la precisione), quello che riguardava lo scavo del cortile. Le speranze di vederlo sgombro dai detriti per la fine della stagione stanno assumendo la consistenza di certezze. L’apertura della Tomba di Akhmenru è allo stesso tempo il segno di una nuova sfida che ci aspetta. L’accesso al nuovo sepolcro è lì, con l’accumulo di detriti ancora intatto che aspetta soltanto di essere scavato.

Le operazioni di abbattimento del muro sono state precedute da quelle di documentazione. Poi, Ibrahim Hossein, che sta ormai diventando un po’ l’uomo di punta del nostro scavo, è scivolato all’interno della Tomba di Akhimenru passando attraverso la breccia che la connette con Harwa e ha cominciato a rimuovere le pietre. Dopo breve tempo ha praticato un foro con la gadduma (una zappa di piccole dimensioni che qui usano come strumento polivalente) nello strato esterno di cemento per poi passare ad allargare il foro togliendo pietre e cemento con le mani. Quest’immagine aveva il senso di una vera e propria nascita. La mano di Ibrahim ricordava troppo la zampa di un pulcino (un po’ attempato, questo è vero …) che rompe il guscio e si fa strada verso la vita.

Piano piano il buco ha cominciato a diventare più grande, sempre più grande, fino a quando il muro non  è stato rimosso completamente con gran sollevamento di sabbia e detriti. La luce è tornata a toccare le pareti della sala ipostila di Akhimenru dopo decenni di oscurità. Ai miei occhi si è presentato più o meno lo stesso spettacolo al quale mi sono trovato confrontato esattamente quindici anni fa, quando sono entrato per le prima volta nella tomba di Harwa. Stessa scena, sguardo diverso. Allora ero un giovane uomo che aveva tutta la vita davanti, ora sono un uomo di mezza età (e forse anche un po’ più in là). Non dovrebbe volerci molto a rimuovere i detriti che ingombrano l’interno della Tomba di Akhimenru. Meno male, perché se quindici anni fa potevo contare su altri venticinque-trenta anni di attività, un semplice calcolo matematico mi porta a ridurre oggi la stessa cifra a dieci-quindici.

Buffo. Sembra ieri quando ho mosso i primi passi incerti sui detriti dell’ipostila di Harwa. Era invece il 1995…