L'associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS presenta:
La Tomba di Harwa - Inverno 2010 - 2011
Diario di Scavo
 
dicembre 2010
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3 Dicembre

 

Siamo a Luxor da quasi due settimane, ma soltanto ora riesco a dare inizio al tradizionale diario dello scavo. Quest’anno la missione si è andata agglomerando gradualmente. A Luxor sono arrivati per primi Irene, Alessio e Giacomo. A loro è toccato il faticoso compito di riaprire Casa Italia dopo quasi un anno di assenza.  

Non era assolutamente mia intenzione lasciare passare così tanto tempo. L’ultimo anno è stato però assai doloroso e faticoso. Se non fosse stato per la nascita di mio figlio Leonida… Non ho neanche troppo voglia di raccontare cosa è successo.

L’anno appena passato è stato purtroppo duro anche per altri che lavorano qui a Harwa e che sono stati colpiti da dolori immensi.

Gli eventi dei mesi scorsi mi hanno costretto a rimandare l’inizio della missione di circa un mese e mezzo. Le medesime ragioni mi impediscono  una presenza continuativa sullo scavo. Lascerò perciò il compito di aggiornare questo diario a Irene, Luisa e Alessio. E’ anche giusto cominciate a sentire le loro voci.

Quale sono gli obiettivi dello scavo di quest’anno L’intenzione è quella di completare lo svuotamento del cortile dalla sabbia, operazione che ci sta impegnando, anche se non in modo continuativo, da ormai dieci anni.

Lo scavo effettivo ha avuto inizio una settimana fa e si è svolto finora senza né tremiti né brividi, così come prevede il copione ben consolidato dei primi giorni di attività. Abbiamo riaperto la tomba il 27 scorso. Gli operai sono stati reclutati nei giorni successivi (ne abbiamo venticinque). Una giornata intera è trascorsa nella pulizia del cortile e nella rimozione delle tavole di legno e dei mattoni che ricoprono i rilievi durante la nostra assenza.

La prime attività di scavo hanno già condotto alla scoperta dei resti delle rampe che si trovano davanti alla falsa porta e all’entrata della prima sala ipostila della tomba di Harwa. La successione dell’accumulo degli strati ci ha poi costretto a spostare le attività al centro del cortile dove gli accumuli di sabbia sono ampi e spessi. Mi sa che prima di raccontare qualcosa di nuovo dovrò aspettare un po’ di giorni.

La attività epigrafiche sono invece cominciate subito bene. L’analisi dei blocchi della prima sala ipostila ha condotto alla scoperta di alcuni frammenti provenienti dalla parete settentrionale del passaggio che conduce all’interno della tomba. Altri blocchi hanno invece ritrovato  la loro collocazione originale nell’entrata a nicchia di Akhimenru e in quella di Harwa.  

La novità di quest’anno è che abbiamo un’ispettrice. E’ la prima volta che una donna ricopre questo ruolo nei nostri scavi. Si chiama Nafisa e lavora presso il magazzino delle antichità della Riva Ovest.

Come prima foto del giorno ne ho scelta una tratta da Google Earth. Me l’ha segnalata Alessio. E’ stata scattata il 3 ottobre 2009. Si vede un grande buco nella sabbia dalla forma più o meno quadrata. E’ il cortile dove stiamo scavando. Lungo il lato destro (Est) c’è un triangolino bianco. E’ la tenda che utilizzavamo per le colazioni, quest’anno ne abbiamo costruita una più ampia. Un po’ più a destra si vede una sagoma rettangolare rossa. E’ il camioncino che abbiamo usato per molti di anni per raggiungere lo scavo. La fotografia deve essere stata scattata al momento della colazione. Peccato, se il satellite fosse passato mezz’ora prima o una mezz’ora dopo ci saremmo visti come tanti puntini nel cortile. Io non ci sarei stato comunque. Quel giorno stavo rientrando in Italia.

 

Prima di concludere voglio anche annunciare che cercherò di dare conto di un’attività (o dovrei dire “una lotta”) che mi terrà impegnato al di là dello scavo. Ho deciso infatti di fare ricorso contro il risultato di un concorso al quale ho partecipato lo scorso ottobre. Era per un posto di ricercatore presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Mi ero iscritto sapendo che lo avrei perso. Infatti ho perso. Non perché mi mancassero i titoli, però. Cercherò di sviluppare un racconto intorno a questo episodio. I miei interventi avranno titolo, parafrasando Gabriel García Márquez, “Cronaca di un concorso annunciato”. Li troverete sporadicamente in calce a questo diario. Così chi vorrà leggerli, potrà leggerli. Chi non sarà interessato, potrà fermarsi prima.

Perché scelgo di parlarne qui? Perché, quello che racconterò ha più di un collegamento con la storia degli scavi nel Complesso Funerario di Harwa e Akhimenru.

Perché più semplicemente scelgo di parlarne? Perché è veramente ora di farla finita. Non scriverò per me. Scriverò soprattutto per tutti quei giovani che hanno vere possibilità di riuscita nel campo della ricerca e nel mondo del lavoro e sono costretti a trovare strade alternative o a sottostare a ricatti di ogni genere.

Mi sento di scriverne per il semplice motivo che ora sono padre e ho il dovere di cercare di migliorare il mondo per mio figlio. Non è detto che ci riesca, ma ho il dovere di provarci.