Scrivo queste righe finali dall’Italia. Fuori dalla mia finestra la montagna tebana ha lasciato il posto alla Valdichiana con i laghi Trasimeno, di Montepulciano e di Chiusi.
Giovedì abbiamo chiuso la tomba, venerdì ho girellato un po’ per la Riva ovest. Sono finito a Deir el-Bahri dove era in pieno svolgimento una maratona.
Ho lasciato Casa Italia sabato proprio mentre il cielo cominciava a schiarirsi. Nelle sei ore di attesa al Cairo sono andato a visitare le piramidi. Sono rimasto profondamente impressionato dai quartieri in rapida espansione che ho attraversato percorrendo la periferica che circonda la città. Case in mattoni a vista, dipinte in rosa, giallo, verde e viola. Un piano completato, un’altra decina ancora da terminare. Strisce di campi, soffocate da alti palazzoni e piene di buste di plastica. E poi cartelloni pubblicitari ovunque. La polvere, la sabbia e lo smog.
Sono arrivato a casa che era mezzanotte passata. Olivia aveva lasciato ancora gli addobbi natalizi per farmeli vedere. Maria era rimasta sveglia ad aspettarmi, Leonida dormiva, ma si è svegliato ed è stato felice di vedere che ero tornato. Anch’io. Molto.
Prima di concludere mi fa piacere ricordare il Ministero degli Affari Esteri, Dottor Natale Barca e il Comitato “Kemet a Trieste”, Sandro Trucco e tutti gli amici che ha portato a visitare la Tomba di Harwa nel dicembre scorso e i soci dell’Associazione Culturale “Harwa 2001” ONLUS. Tutti hanno contribuito in modo minore e maggiore a fare in modo che la campagna di scavo appena conclusa potesse avere svolgimento.
Un grazie particolare agli alunni della classe IV (ormai V) della scuola primaria di sant’Albino (Montepulciano) dai quali sono stato a tenere una conversazione sul mio mestiere nella primavera passata. Anche loro hanno contribuito al buon andamento di questa missione con un'entusisatica colletta. In segno di profonda riconoscenza dedico a loro questa pagina conclusiva del diario.
Un ringraziamento va naturalmente anche a tutti i membri della Missione Archeologica Italiana a Luxor che quest’anno, vista l’esiguità dei finanziamenti, hanno accettato di partecipare senza compenso e, in alcuni casi, arrivandosi persino a pagare i biglietti aerei per proprio conto.
Ho deciso di chiudere questo mio resoconto con la descrizione del paesaggio di Montepulciano, così lontano dall’Egitto e dalla realtà archeologica. E’ una scelta voluta. E’ un modo per distaccarsi da questo diario. Non so se tornerò a riaprirlo la prossima missione. Negli ultimi giorni me lo sono spesso chiesto, se ne vale veramente la pena. Diventa ogni anno un impegno più gravoso e molte delle ragioni che mi avevano spinto a iniziarlo il 26 ottobre 2000 non hanno più molto valore. Ho qualche mese per rifletterci.
Grazie per avermi seguito fino a qui. Un caro saluto a tutti
Francesco Tiradritti






