Dottor Mohammed El-Soghair

L'Associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS e la Missione Archeologica Italiana a Luxor si associano al lutto che ha recentemente colpito Mustafa El-Soghair. Mustafa ha recentemente perduto il padre, il Dottor Mohammed El-Soghair e io, che voglio bene a Mustafa come se fosse un fratello, condivido il suo dolore.

Avevo conosciuto il Dottor Moahmmed El-Soghair in un'estate di diciotto anni fa, quando dirigeva l'Ispettorato delle Antichità della Riva Ovest di Luxor. Era la prima volta che visitavo l'Egitto, la prima volta che partecipavo agli scavi nella Tomba di Sheshonq. Fu proprio Donadoni, allora direttore della Missione dell'Università di Roma, a presentarmi al Dottor El-Soghair. La prima impressione, confermata negli anni, fu quella di una persona gioviale, estremamente scrupolosa e competente nel proprio lavoro. Credo sia stata la prima autorità del Consiglio Superiore delle Antichità di cui feci la conoscenza. In quell'occasione ci mostrò la Tomba di Pabasa, dove aveva da poco portato a termine i lavori di restauro.
Ritrovai l'anno successivo il Dottor El-Soghair a capo delle antichità di Luxor. Era il 1989 e fu proprio lui a dirigere le operazioni di recupero delle splendide statue ritrovate nel corso degli scavi del cortile del Tempio di Luxor. Successivamente fu promosso a Direttore delle Antichità di tutto l'Alto Egitto e si trasferì al Cairo. In questa posizione giocò un ruolo importante nella storia della Tomba di Harwa.
Nel 1995 avevo portato a termine la missione di ricognizione della tomba e, l'anno successivo, avevo chiesto il permesso per continuare a lavorarvi, ma l'allora Segretario Generale del Consiglio Superiore delle Antichità si rifiutava di concedermelo. Mi venne in soccorso proprio il Dottor El-Soghair, con il quale si era intanto venuto a istaurare un rapporto di reciproca stima. Non solo prese a cuore il problema ma, insieme ad altri suoi colleghi, fece di tutto perché mi fosse garantito il permesso di continuare a lavorare. Altri mi hanno poi raccontato che, nel corso della riunione in cui fu discussa la concessione della Tomba di Harwa, la maggior parte dei membri del comitato permanente si schierarono con il Dottor El-Soghair e scatenarono una vera e propria battaglia contro l'allora Segretario Generale. Mohammed El-Soghair aveva fiducia in me e una delle mie più grande soddisfazioni è stato vedere il suo sorriso compiaciuto quando, qualche anno più tardi, è venuto a visitare la Tomba di Harwa.
Mustafa, suo figlio, è entrato a fare parte della Missione Archeologica Italiana in Egitto nel 2002, dopo avere lavorato due anni con noi come ispettore. Il padre aveva saputo trasfondergli l'amore e l'interesse per le antichità e io ero rimasto talmente colpito dall'entusiasmo e le capacità di questo ragazzo che, alla fine del 2001, gli avevo chiesto di restare con noi come membro effettivo della missione.
Questo ulteriore contatto aveva rinsaldato ancora maggiormente i rapporti tra me e Mohammed El-Soghair che, nel 2004, aveva proposto alla Missione Archeologica Italiana a Luxor di lavorare con lui e il Dottor Mahmud Abd El-Rasek nella Tomba di Pabasa. Il Dottor El-Soghair era da poco andato in pensione e aveva intenzione di pubblicare questa tomba a cui era rimasto sempre legato e della quale, a causa degli onerosi impegni del Consiglio Superiore delle Antichità, non era ancora riuscito a portare a termine lo studio. La scorsa stagione di scavo gli avevamo consegnato le copie dei primi testi perché potesse cominciare a tradurli.
Con la scomparsa di Mohammed El-Soghair l'Egitto perde uno degli studiosi che più hanno avuto a cuore le antichità di quella terra. Il suo lavoro e il suo esempio hanno contribuito in modo determinante a creare un nuovo modo di guardare al patrimonio culturale e credo che questa sia la maggiore e più profonda eredità che Mohammed El-Soghair abbia lasciato a Mustafa e a tutti i giovani egittologi egiziani che lo avevano conosciuto, avevano seguito le sue lezioni universitarie e lo tenevano in grande stima.
Quando ero ancora agli inizi, Mohammed El-Soghair ha creduto in me e mi ha concesso tutta la sua fiducia. Ha continuato a seguire il mio lavoro in Egitto con interesse, elargendomi sempre consigli e non lesinandomi rimproveri quando ce n'era bisogno. Con lui se ne va una persona che ha rappresentato un punto di riferimento nella mia carriera di egittologo ed è per questo che sento oggi forte il dolore per la sua dipartita.

                                                                                                                    Francesco Tiradritti

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