Scrivo mentre i muezzin
lanciano il richiamo per l'ultima preghiera della
giornata. In cielo c'è una sottilissima falce di
luna. Con la luna la temperatura è leggermente
salita. Un vento scuote le cime delle palme dello
Sheikh Aly. Questo tanto per ambientare questa nuova
puntata del bollettino. Ah, dimenticavo... Chi non
fosse interessato a riceverlo può inviarmi una
e-mail per chiedere di essere tolto dalla lista.
Nessuno scrupolo, non mi offendo.
Ieri Mohammed Sid Ahmed,
che mi accompagna nell'impresa di Harwa dal 1995, ha
cominciato a pulire il cortile. Dal terreno franato
dai limiti dallo scavo, oltre un orecchio di
sarcofago con cartonnage verde, è venuta fuori una
cretula, una sorta di sigillo in argilla che veniva
apposto per assicurare la chiusura di qualcosa.
Sembrerebbe che sigillasse un oggetto in tela. Una
striscia di tela passava anche attraverso il foro
che attraversa la cretula. Su di essa restano le
impronte di un castone di anello che sembrerebbe
decorato con due teste di profilo e che indurrebbero
a datare il reperto all'epoca greco-romana. Si
tratta forse di uno dei sigilli che venivano apposti
per chiudere le mummie in epoca romana? Mi ricordo
di averne visti al Museo del Cairo, applicati su due
teli di mummie trovati dall'egittologo milanese
Luigi Vassalli. Il contesto rafforzerebbe una tale
ipotesi, visto che la cretula proviene dai detriti
che appartengono allo strato in cui abbiamo
ritrovato un'enorme quantità di pezzi di mummia e di
bende e dove, tra l'altro, sono stati recuperati
anche i tre frammenti di ritratto del Fayum.
Christina Riggs, l'esperta di costumi funerari di
epoca romana che si unirà alla nostra missione a
fine novembre potrà togliere ogni dubbio.
Dalla pulitura del
cortile sono anche usciti alcuni frammenti della
decorazione della parete meridionale. Sono riuscito
a trovare l'esatta collocazione di uno di con alcuni
segni geroglifici. Un altro tassello di questo
enorme puzzle che va al suo posto.
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