TOMBA DI HARWA
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francesco.tiradritti@harwa.it
     
1 novembre 2000
      001101, Natasha e Jedi.jpg  
     
 
Molte cose sono successe in questi due giorni. Sia sullo scavo che fuori.
 
La sera del 30 è arrivata Alessandra D'Asaro, regista radiofonica che cercherà di registrare materiale a sufficienza per costruire un programma incentrato sulla tomba di Harwa. Quando ciò avverrà ne darò tempestiva notizia tramite questo mezzo. Alessandra ed io siamo amici da vent'anni. Abbiamo frequentato l'università insieme. Poi le nostre strade si sono divise. E' stato proprio Harwa che ci ha fatto incontrare di nuovo. L'anno scorso Alessandra si è infatti imbattuta sul sito dedicato agli scavi e mi ha scritto. Così, dopo venti anni, ci siamo rivisti nel corso dei miei rapidi soggiorni romani.
Lo scavo del 31 ha registrato molte poche emozioni. Abbiamo infatti continuato a verificare gli oggetti rinvenuti nel corso degli scavi di aprile davanti all'entrata principale della tomba. Una trentina di frammenti di calcare recuperati recano iscrizioni abbozzate a inchiostro rosso. Vengono sicuramente dalla decorazione della porta di accesso alla tomba. Più interessanti sono invece i molti frammenti di un'iscrizione a rilievo con geroglifici di grandi dimensioni di cui non esistono fino a questo momento paralleli nella decorazione della tomba di Harwa o di quelle circostanti. Qui possono essere fatte due ipotesi: o provengono da una tomba vicina non ancora nota o la rampa di accesso alla tomba di Harwa era almeno in parte decorata. In entrambi i casi, il discorso si fa estremamente interessante. Tra i blocchi di calcare ne è stato anche rinvenuto uno con una porzione di iscrizione a incavo, dipinta in azzurro e abbastanza estesa per consentire l'individuazione della sua esatta posizione originaria. Proviene infatti dalla parete nord-orientale della prima sala ipostila; vale a dire che il luogo di rinvenimento dista circa cinquanta metri da quello di origine.

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