Molte cose sono successe
in questi due giorni. Sia sullo scavo che fuori.
La sera del 30 è
arrivata Alessandra D'Asaro, regista radiofonica che
cercherà di registrare materiale a sufficienza per
costruire un programma incentrato sulla tomba di
Harwa. Quando ciò avverrà ne darò tempestiva notizia
tramite questo mezzo. Alessandra ed io siamo amici
da vent'anni. Abbiamo frequentato l'università
insieme. Poi le nostre strade si sono divise. E'
stato proprio Harwa che ci ha fatto incontrare di
nuovo. L'anno scorso Alessandra si è infatti
imbattuta sul sito dedicato agli scavi e mi ha
scritto. Così, dopo venti anni, ci siamo rivisti nel
corso dei miei rapidi soggiorni romani.
Lo scavo del 31 ha
registrato molte poche emozioni. Abbiamo infatti
continuato a verificare gli oggetti rinvenuti nel
corso degli scavi di aprile davanti all'entrata
principale della tomba. Una trentina di frammenti di
calcare recuperati recano iscrizioni abbozzate a
inchiostro rosso. Vengono sicuramente dalla
decorazione della porta di accesso alla tomba. Più
interessanti sono invece i molti frammenti di
un'iscrizione a rilievo con geroglifici di grandi
dimensioni di cui non esistono fino a questo momento
paralleli nella decorazione della tomba di Harwa o
di quelle circostanti. Qui possono essere fatte due
ipotesi: o provengono da una tomba vicina non ancora
nota o la rampa di accesso alla tomba di Harwa era
almeno in parte decorata. In entrambi i casi, il
discorso si fa estremamente interessante. Tra i
blocchi di calcare ne è stato anche rinvenuto uno
con una porzione di iscrizione a incavo, dipinta in
azzurro e abbastanza estesa per consentire
l'individuazione della sua esatta posizione
originaria. Proviene infatti dalla parete
nord-orientale della prima sala ipostila; vale a
dire che il luogo di rinvenimento dista circa
cinquanta metri da quello di origine.
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