TOMBA DI HARWA
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francesco.tiradritti@harwa.it
     
5 novembre 2000
      001105, Mohammed e Hossein.jpg  
     
 
Domenica 5 novembre 2000

Anne inizia il proprio lavoro. Mustafa è un po’ perplesso riguardo all’aspetto de terreno di scavo che comincia a rivelare il reale andamento degli strati e ha ormai definitivamente perso l’assetto pressoché orizzontale che lo aveva contraddistinto nei giorni passati, quando si trattava di rimuovere soltanto masse enormi di detriti. Gli strati che iniziano infatti ad affiorare si dispongono in modo da lasciare intravedere la rampa o la scala sottostante e si dispongono perciò in pendenza. Mustafa vorrebbe spianarli un po’. Mi metto a spiegargli i rudimenti dello scavo “open area” e, alla fine, mi sembra entusiasta di questa nuova metodologia.
Nella seconda parte della mattinata, nonostante sia ormai novembre, il caldo è veramente atroce. Anne mi chiede di costruirle un riparo per poter studiare i suoi cocci protetta dagli impietosi raggi del sole. Con Abd el-Of, Qenauy e Aly (giovanotto di belle speranze che si è unito quest’anno alla mostra squadra di operai) inizio a innalzare la struttura in tubi Dalmine che abbiamo costruito l’anno scorso sull’accesso alla tomba. Nel frattempo dico anche agli operai di scavare a destra del portico di accesso per mettere in luce la roccia sottostante. Metto Mohammed Sid Ahmed e Hossein (una new entry tra gli operai) a rimuovere i detriti. Lo scopo è quello di raggiungere un ripiano sottostante, scavato artificialmente, che si intravede al di sotto della sabbia e dei detriti a destra dell’entrata della tomba.
Con noi sono giunti sullo scavo Stefania e Adel, il capo dei restauratori di tutta l’area di Qurna, che si intrattengono a chiacchierare con Alessandra sotto la tenda che usiamo per catalogare i cocci. L’atmosfera, nonostante il caldo, è frizzante e gli operai veterani lavorano allegramente e di buona lena. 

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