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Domenica 5 novembre 2000
Anne inizia il proprio lavoro. Mustafa è un po’
perplesso riguardo all’aspetto de terreno di scavo che
comincia a rivelare il reale andamento degli strati e ha
ormai definitivamente perso l’assetto pressoché
orizzontale che lo aveva contraddistinto nei giorni
passati, quando si trattava di rimuovere soltanto masse
enormi di detriti. Gli strati che iniziano infatti ad
affiorare si dispongono in modo da lasciare intravedere
la rampa o la scala sottostante e si dispongono perciò
in pendenza. Mustafa vorrebbe spianarli un po’. Mi metto
a spiegargli i rudimenti dello scavo “open area” e, alla
fine, mi sembra entusiasta di questa nuova metodologia.
Nella seconda parte della
mattinata, nonostante sia ormai novembre, il caldo è
veramente atroce. Anne mi chiede di costruirle un riparo
per poter studiare i suoi cocci protetta dagli impietosi
raggi del sole. Con Abd el-Of, Qenauy e Aly (giovanotto
di belle speranze che si è unito quest’anno alla mostra
squadra di operai) inizio a innalzare la struttura in
tubi Dalmine che abbiamo costruito l’anno scorso
sull’accesso alla tomba. Nel frattempo dico anche agli
operai di scavare a destra del portico di accesso per
mettere in luce la roccia sottostante. Metto Mohammed
Sid Ahmed e Hossein (una new entry tra gli operai) a
rimuovere i detriti. Lo scopo è quello di raggiungere un
ripiano sottostante, scavato artificialmente, che si
intravede al di sotto della sabbia e dei detriti a
destra dell’entrata della tomba.
Con noi sono giunti sullo
scavo Stefania e Adel, il capo dei restauratori di tutta
l’area di Qurna, che si intrattengono a chiacchierare
con Alessandra sotto la tenda che usiamo per catalogare
i cocci. L’atmosfera, nonostante il caldo, è frizzante e
gli operai veterani lavorano allegramente e di buona
lena.
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