Scale che scendono e portano da nessuna parte; pozzi
stretti che sbucano in piccole sale attraverso le
quali si passa in corridoi che conducono a altre
tombe; altre gallerie, pozzi, scale e sale. Il caldo
è atroce e si suda da pazzi. Usciamo chiedendoci se
nella roccia dell’Assassif rimane ancora qualche
metro quadrato in cui possa svilupparsi l’eventuale
tomba la cui facciata sembra apparire sotto i
detriti. Forse si tratta di uno scavo appena
cominciato e subito abbandonato.
Nel pomeriggio ci incontriamo con Mustafa al tempio
di Luxor. Grazie a lui Alessandra riesce a prendere
contatto con una delle ispettrici per intervistarla
domani sul lavoro femminile all’interno del
Consiglio Supremo delle Antichità egiziano. Tutti
insieme andiamo poi al suq a parlare con Adel, il
sarto amico di Anne a cui abbiamo deciso di
affidare la realizzazione della tenda da piazzare
sulla struttura di tubi innocenti. Mustafa con un
suo amico ci invitano a mangiare il koshery (una
sorta di pastina mista a verdure fritte e sugo di
pomodoro) da Saida Zeina, un vero “must” della guida
Gambero Rosso di Luxor.
Dopo cena Anne e Alessandra tornano a casa. Io
rimango con Mustafa e il suo amico a bere un caffè
all’Hotel Mercure nell’attesa di andare
all’aeroporto a prendere Carla Pepe e gli studenti
dell’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di
Napoli che formeranno quest’anno la squadra di
archeologi. La “Harwa 2001” ha infatti siglato una
convenzione con questa istituzione perché la tomba
divenga un luogo in cui i giovani studenti possano
compiere pratica. Quest’anno, insieme a Carla Pepe,
professoressa di preistoria di civiltà
extra-europee, ci sono gli studenti Giuliana De
Lorenzo, Mariolina Spezzafero e Daniel D’Hinault. A
loro spetterà il compito di farsi le ossa scavando e
rilevando all’interno e all’esterno della tomba.
Arrivano quasi in orario visibilmente emozionati, ma
distrutti dal viaggio.