TOMBA DI HARWA
Diario 2000
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francesco.tiradritti@harwa.it
 
7 novembre 2000
     
 
Martedì 7 novembre

I detriti lasciano il posto a altri detriti. Il muro di polvere e frammenti di calcare davanti agli operai diventa sempre più alto, quasi fosse un’onda gigantesca in procinto di sommergerli. Lo scavo va avanti senza sosta. Lo scopo è quello di fare arretrare fino a dietro la parete lavorata messa in luce nei giorni scorsi la montagna di detriti. L’attacco è frontale in modo da avere sempre sott’occhio la situazione dell’accumularsi degli strati. Un fatto abbastanza interessante è che, nella parte che stiamo ora scavando, non si trovano quasi più frammenti di ceramica. La prima idea che mi viene in mente è che stiamo intaccando un accumulo di detriti antichi, prodotto dello scavo di qualche tomba, forse proprio quella di Harwa. Soltanto in questo caso infatti si spiegherebbe l’assenza quasi totale di ceramica. Negli scarichi di scavi più recenti, eseguiti con l’intento di depredare le tombe, viene infatti normalmente recuperata moltissima ceramica di tutte le epoche.
Vedremo.
Anne ha intanto preso saldo possesso della propria posizione di “Signora della ceramica”. Svuota le scatole di cartone piene di cocci, compie una scelta preliminare, fa lavare i più interessanti a Abu el-Of e Qenauy per poi disporli ordinatamente sulla carta da macellaio che ha fatto comprare per la bisogna. Sotto le sue mani i frammenti di ceramica si dispongono in forme e tipologie e iniziano a raccontare la storia dello scavo. Anne esamina la ceramica proveniente dagli scavi di quest’anno e conferma l’enorme confusione in cui si sono sovrapposti i detriti. Individua un arco cronologico di ceramica che va dalla XVIII dinastia (1500 a.C.) fino ai giorni nostri.
Dopo colazione arrivano in tomba Carla, Giuliana, Mariolina e Daniel. E’ per me un vero piacere mostrare ai loro occhi abituati agli scavi preistorici la vastità della tomba di Harwa e la complessità della sua decorazione.
 

 

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