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Martedì 7 novembre
I detriti lasciano il posto a altri detriti. Il muro di
polvere e frammenti di calcare davanti agli operai
diventa sempre più alto, quasi fosse un’onda gigantesca
in procinto di sommergerli. Lo scavo va avanti senza
sosta. Lo scopo è quello di fare arretrare fino a dietro
la parete lavorata messa in luce nei giorni scorsi la
montagna di detriti. L’attacco è frontale in modo da
avere sempre sott’occhio la situazione dell’accumularsi
degli strati. Un fatto abbastanza interessante è che,
nella parte che stiamo ora scavando, non si trovano
quasi più frammenti di ceramica. La prima idea che mi
viene in mente è che stiamo intaccando un accumulo di
detriti antichi, prodotto dello scavo di qualche tomba,
forse proprio quella di Harwa. Soltanto in questo caso
infatti si spiegherebbe l’assenza quasi totale di
ceramica. Negli scarichi di scavi più recenti, eseguiti
con l’intento di depredare le tombe, viene infatti
normalmente recuperata moltissima ceramica di tutte le
epoche.
Vedremo.
Anne ha intanto preso saldo possesso della propria
posizione di “Signora della ceramica”. Svuota le scatole
di cartone piene di cocci, compie una scelta
preliminare, fa lavare i più interessanti a Abu el-Of e
Qenauy per poi disporli ordinatamente sulla carta da
macellaio che ha fatto comprare per la bisogna. Sotto le
sue mani i frammenti di ceramica si dispongono in forme
e tipologie e iniziano a raccontare la storia dello
scavo. Anne esamina la ceramica proveniente dagli scavi
di quest’anno e conferma l’enorme confusione in cui si
sono sovrapposti i detriti. Individua un arco
cronologico di ceramica che va dalla XVIII dinastia
(1500 a.C.) fino ai giorni nostri.
Dopo colazione arrivano in tomba Carla, Giuliana,
Mariolina e Daniel. E’ per me un vero piacere mostrare
ai loro occhi abituati agli scavi preistorici la vastità
della tomba di Harwa e la complessità della sua
decorazione.
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