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Venerdì 10 novembre
Mattinata pigra trascorsa a rimettersi dalla fatica
della festa. Alessandra è tornata oggi nel mondo dei più
(tutti coloro che non partecipano alla missione). Daniel
sta male: probabilmente un colpo di sole. Con Mariolina,
Giuliana e Carla vado a Luxor per assistere alla festa
di Abu el-Haggag. Abu el-Haggag era il pio uomo
musulmano che avrebbe evangelizzato tutto l’Egitto
meridionale. La sua moschea svetta sopra le rovine del
primo cortile del Tempio di Luxor. Arriviamo dopo la
preghiera di mezzogiorno sul Lungonilo, quando la
processione sta per cominciare. In direzione del Winter
Palace si intravedono i primi carri. La strada comincia
a riempirsi di uomini. Uno è su un cammello velato come
un’odalisca. Alcuni sono su calessi, altri montano
cavalli con selle ricamate a mano, altri ancora, vestiti
in galabeya cavalcano asini e roteano bastoni sopra la
testa. Sullo sfondo del tempio di Luxor cominciano a
sfilare uomini vocianti, urlanti, cantanti. Poi arrivano
i futuri hagg, coloro che compiranno il pellegrinaggio
alla Mecca. Vestono in bianco e recitano alcune sura del
Corano. Dietro di loro sopraggiungono alcuni cammelli
con la loro andatura traballante. Recano le tende verdi
e blu che un tempo accompagnavano le carovane di
pellegrini e che servivano a renderli riconoscibili
anche da lontano. Alcune sono nuove, altre usate dal
tempo. Poi sopraggiunge l’imbarcazione di Abu el-Haggag.
Si ritiene che si tratti di una vecchia reminescenza
della festa egizia dell’Opet, quando la statua del dio
Amon-Ra veniva portata su una barca dal tempio di Karnak
a quello di Luxor, ma può trattarsi di una pura e
consapevole ripresa di antichi costumi avvenuta nel
secolo scorso.
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