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Dietro la barca sfilano alcuni carri che
dovrebbero rappresentare le corporazioni. L’unico
immediatamente riconoscibile è quello dei cuochi. Gli
altri un po’ più difficilmente, a meno di interpretare
il bambino dipinto di bianco calce che esce con aria
triste da un barile come uno spirito dei muratori e il
bel ragazzo sculettante dai tratti sottili vestito da
donna come il rappresentante delle danzatrici del
ventre. Tutto ciò mi sembra però assai improbabile.
L’atmosfera è di enorme confusione ed eccitazione. La
folla festante è costituita da uomini di tutte le
estrazioni ed età accomunati da un’innata propensione
per caos e rumore. Le donne, i bambini e i turisti si
tengono sui marciapiedi. Alcuni ragazzini passano dietro
e cercano di allungare le mani sulle turiste presenti
con gli occhi troppo fissi sulla processione per
guardarsi alle spalle.
Alle tre tutto è già finito. Si smontano le tende dove
per alcune notti hanno avuto luogo le danze estatiche
ritmate da tamburi e dalla voce salmodiante di un
officiante. Qualche venditore di cappellini sgargianti
riesce a consumare un full (la zuppa di ceci locale) in
santa pace, senza essere preso d’assalto dalle miriadi
di bambini che continuano a inseguirsi con
pistole-giocattolo più o meno offensive.
Al rientro all’albergo prendiamo brevemente parte alla
festa di compleanno di Amin al quale regaliamo una
macchina fotografica completa di rullino. Amin comincia
a scattare fotografie a tutti. Sono curioso di vedere il
risultato.
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