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Riprendere la cadenza di questo giornale
mi è veramente difficile. Le giornate sembrano
cortissime e succedono talmente tante cose che abbiamo
appena il tempo di viverle. La stanchezza è molta,
soprattutto perché il sole della tarda mattinata
continua a essere forte.
E’ così che abbiamo approfittato della festa di venerdì
per restare in albergo a riposarci.
L’indomani Giuliana e Mariolina hanno terminato il
disegno dell’area antistante all’entrata della tomba ed
è così stato possibile passare dalla rimozione degli
strati di accumulo allo smontaggio di quelli più
propriamente archeologici. Lo scavo è rallentato, ma ha
cominciato a dare primi risultati. Si è cominciato a
scavare una lingua di sabbia più scura e priva di pietre
che dovrebbe corrispondere al risultato dell’azione di
qualche tombarolo. Al suo interno sono stati infatti
recuperati tutti i reperti tipici di strati che hanno
una tale origine: frammenti di ushabty e di ceramica,
bende, una testa e una gamba di mummia. Particolarmente
eccezionali, anche se purtroppo assai frammentari, sono
la testa di una gazzella in fayence (che doveva fare
parte di un vasetto per toeletta, di quelli molto belli
del Nuovo Regno), un amuleto in forma di pilastro-djed
in pasta virtrea e la parte superiore di una statuina di
Iside, sempre in fayence. Lo strato è abbastanza
consistente e la sua rimozione completa prenderà un bel
po’ di tempo.
Nei giorni scorsi avevo anche controllato se vi fosse un
pozzo funerario con pochi detriti da rimuovere, dove
potessero essere in seguito immagazzinate le scatole di
cartone con tutta la ceramica analizzata da Anne. Ho
scelto quello che si apre nell’annesso meridionale
centrale della prima sala ipostila. Non è molto profondo
e termina in una bassa stanzetta il cui pavimento è
visibile sotto un cumulo di detriti di non grande
consistenza. Oggi ho cominciato a costruire una
struttura di tubi innocenti sull’imboccatura del pozzo
per facilitarne il suo svuotamento.
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