TOMBA DI HARWA
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francesco.tiradritti@harwa.it
     
20 novembre 2000
      001120, Ostracon ieratico.jpg  
     
 
Lunedì 20 novembre

Oggi è Abu Khomsan. Si celebra la festa del patrono di Qurna. Dietro il tempio di Sety I svettano ormai da alcuni giorni due ruote panoramiche e il baraccone del “Salto mortale” (è scritto proprio così in italiano). Oggi la festa raggiunge il suo apice con tanto di cavalieri e danza dei bastoni. Vista l’immensa mole di lavoro compiuta dagli operai quest’anno ho deciso di dare loro una mezza giornata festiva pagata.
Ci si può rendere conto che Mohammed Sid Ahmed ha intanto cominciato a liberare il pozzo in cui ho intenzione di immagazzinare la ceramica scartata da Anne perché, avvicinandoci al cumulo di detriti provenienti dagli scavi, si è attanagliati da un inconfondibile odore polveroso di mummia. Proviene dai pezzi di calcare che giacevano nella stanzetta in fondo al pozzo. Proprio da qui proviene la prima vera sorpresa di questa stagione di scavo. Mohammed mi manda a chiamare. Quando entro nella stanzetta trovo “Dottor” Aly, che ora è addetto a tirare su i cestini pieni di detriti, e i quattro ragazzi che li portano via in stato di visibile eccitazione. Scendo nel pozzo e Mohammed mi mostra il frammento di un beccuccio di una tavola per offerte in granito. Molto bella, ma… Tutto qui? Gli occhi chiari di Mohammed sorridono dietro la mascherina che lo protegge dalla polvere fittissima ancora sospesa nell’aria. Si china e raccoglie da terra un pezzo di calcare. Lo gira davanti ai miei occhi e me lo mostra. E’ iscritto! Un ostracon ieratico! Si tratta infatti di uno dei frammenti di calcare che gli scribi raccoglievano da terra e che utilizzavano come superficie scrittoria per prendere appunti di vario genere. Su questo vi sono dieci linee di scrittura ieratica che a un primo sguardo appaiono databili dalla paleografia a un’epoca tarda. Vorrei buttarmi subito nella difficile decifrazione di questo prezioso reperto (un ostracon di tale lunghezza è comunque una rarità), ma siamo arrivati all’ora di colazione e non torneremo sullo scavo che domani.

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