TOMBA DI HARWA
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francesco.tiradritti@harwa.it
     
21 novembre 2000
      001121, Sayed Abu Zeid e teschio di mummia.jpg  
     
 
Martedì 21 novembre

Altra sorpresa dal pozzo. Lungo la parete occidentale della piccola stanza che si apre al fondo Mohammed ha messo in luce l’imboccatura di un secondo pozzo funerario. Scendo a vedere. E’ molto piccolo ed è difficilmente qualcosa di più dell’abbozzo di uno scavo, ma il suo ritrovamento lascia aperta la strada a congetture. Interessante è invece il ritrovamento di un altro ostracon che, sebbene sia molto sporco di terra, appare essere un’annotazione con l’indicazione di varie giornate, probabilmente riferita alla consegna di qualche bene di consumo. E’ ancora presto per fare ipotesi, ma potrebbe trattarsi di qualcosa destinato agli operai che lavoravano allo scavo del pozzo funerario. Se così fosse costituirebbe un’ulteriore indicazione del fatto che il lavoro nella stanza in fondo al pozzo sia stato abbandonato prima di essere portato a termine.
Nella seconda parte della mattinata arrivano sullo scavo i miei genitori, Giacomo, Silvia e Beatrice. Grande commozione del rais alla vista di Giacomo per il quale prova un profondo amore. Dobbiamo aspettare a lungo prima che i due si divincolino dall’affettuoso abbraccio in cui si sono subito allacciati. Il rais ha baciato varie volte (sulla guancia) Giacomo, ma si è comportato in modo più virile dell’anno scorso: non ha infatti versato neanche una lacrima. Faccio visitare la tomba a mia madre (che era già venuta l’anno scorso), a Silvia (che è una veterana della missione), a Beatrice e a mio padre che invece non l’avevano mai vista. Giacomo continua la visita mentre io accolgo i francesi della missione di Deir el-Medina e Lisa Giddy.

 

 

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