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Prima della chiusura della giornata passo
a controllare gli scavi fuori dell’entrata. Lo strato in
cui sta scavando Sayed (a cui oggi si è aggiunto
Mohammed in attesa che mi riesca di fare le fotografie
della situazione attuale del pozzo) ha assunto un
aspetto raccapricciante. Spuntano membra di mummia
dappertutto. Dopo le dovute fotografie rimuovo la testa
di mummia scoperta nei giorni scorsi. Ha un foro sulla
tempia destra è gli manca completamente la parte
posteriore. Sembrerebbe che gli abbiano sparato e forse
è proprio così. A non molta distanza recuperiamo un
sacchetto in tela finissima contenente del tabacco.
Probabilmente perduto da uno dei giannizzeri o
dragomanni che accompagnavano gli europei in visita in
Egitto. Potrebbe essere stato questo ad avere preso la
testa di mummia come bersaglio. I racconti dei
viaggiatori del XIX secolo sono pieni di questi episodi.
Nel pomeriggio passiamo al Free Shop per rifornire la
nostra cantina. Grande litigata con gli egiziani che lo
gestiscono, con la pessima abitudine di inserire negli
scontrini pacchetti di sigarette che vanno poi a
rivendere altrove a prezzi di mercato nero. Alle nove
Giacomo e io andiamo a prendere Mariam Ayad
all’aeroporto. Mariam è un’egiziana che studia alla
Brown University di Providence e lavora sulle cappelle
delle Divine Adoratrici a Medinet Habu. Con lei la
squadra epigrafica è al completo. E’ composta da Silvia
Einaudi, che a già preso parte alla missione dell’anno
scorso e che ha collaborato con me in varie altre
occasioni, e da Beatrice Galgano che, pur essendo
laureata in filosofia, si sta specializzando in
egittologia con Pascal Vernus all’École des Hautes
Études a Parigi.
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