TOMBA DI HARWA
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francesco.tiradritti@harwa.it
     
23 novembre 2000
      001123, Pranzo a casa del Rais.jpg  
     
 
Giovedì 23 novembre

Abbiamo bisogno di un ulteriore ampliamento dei magazzini già esistenti e, visto che abbiamo già terminato lo scavo del pozzo, abbiamo ripreso da ieri la rimozione dell’ultimo strato nella sala che dal cortile consente l’accesso alla parte meridionale del corridoio. Avevamo già parzialmente scavato questo ambiente l’anno passato, quando avevamo iniziato a svuotare i pozzi che si aprono nel pavimento delle due stanzine poste lungo il suo lato corto meridionale. Quasi al termine della giornata il novo scavo ci regala un’ulteriore sorpresa. Una volta rimosso l’ultimo strato di detriti (composto anche di paglia, visto che l’ambiente deve essere stato usato come stalla in un periodo impossibile da definire) appare una struttura circolare scavata nel pavimento. Ha una cavità semisferica al centro, circondata da un piccolo canale che termina in una depressione, di forma pressoché quadrata, profonda circa dieci centimetri e completamente riempita di fango indurito. La sua forma ci lascia perplessi, ma Anne sostiene che gli ricorda qualcosa di simile visto nel cortile della non distante tomba di Paser. L’interpretazione che ne è stata data dagli archeologi di Heidelberg che la hanno scavata è quella di un apparato simile alle immagini dell’“Osiride vegetante” abitualmente poste nelle camere funerarie a non troppa distanza dal defunto. Si trattava di forme di legno che riproducevano il profilo del dio dei morti Osiride ed erano riempite di terriccio in cui venivano gettati semi di orzo o grano che, una volta divenuti spighe fungevano da promessa di rinascita eterna per il defunto. La struttura scavata nel pavimento della sala potrebbe avere avuto la stessa funzione: nella cavità semisferica al centro poteva benissimo essere inserita una piccola giara trasudante acqua che andava a bagnare il terreno posto nella depressione quadrata, seminato a orzo o a grano. La sua posizione, in direzione dell’ingresso della stanza apparirebbe rinforzare ulteriormente questa ipotesi.

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