TOMBA DI HARWA
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francesco.tiradritti@harwa.it
     
23 novembre 2000
      001123, Pranzo a casa del Rais.jpg  
     
 

Potrei definire quella di oggi una giornata gastronomica. Il rais, per onorare i miei genitori, ci ha invitati a pranzo a casa sua. Ha fatto le cose in grande e ha invitato anche Yasser e Ramadan, gli ispettori che hanno seguito gli scavi nella tomba di Harwa negli anni passati. Tra la gioia di Anne e il ribrezzo delle altre rappresentanti del gentil sesso, viene servita la moloheya. Si tratta di una minestra di verdura che si mangia intingendovi pezzi di pane. Quando si tirano su la moloheya lascia dietro di sé una sottile bava che, sulle prime, può lasciare quantomeno un po’ perplessi. Il sapore è comunque delizioso, sebbene il rais, intingendovi la manica della galabeya nel tentativo di essere quanto più servizievole possibile, non facilita le neofite nell’assaggio di questa leccornia. Yasser viene preso in giro perché è un fanatico della carne (qui molto cara). Il rais, sempre più servizievole, gli riempie il piatto svariate volte prendendo i pezzi con le mani. Sono sicuro che la carne che ci danno da mangiare qui è transgenica. Deve essere stata geneticamente mutata da qualche casa produttrice di prodotti odontotecnici, visto i metri di filo interdentale che vengono usati al ritorno da questi pranzi.
Oggi è però anche il giorno del ringraziamento americano e, come direttore della missione ho avuto l’onore di essere stato invitato alla cena organizzata alla Chicago House. Faccio appena in tempo a tornare in albergo e poi parto subito per Luxor. La cena è infatti alle 16.30. Arrivo quando la minestra è già stata servita e mi aspetta, ormai fredda, al mio posto. L’atmosfera è molto bella. L’arredo, ancora quello degli anni Trenta ricorda i film di Hollywood in bianco e nero e il crepuscolo fuori dalle finestre aumenta l’aria un po’ retrò di tutta la scena. Mangio, naturalmente, il tradizionale tacchino e non dimentico i dolci di rito.

 

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