TOMBA DI HARWA
Diario 2000
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francesco.tiradritti@harwa.it
 
24 novembre 2000
     
 
Venerdì 24 novembre

Partiamo presto per andare a visitare Abido con il pulmino della missione guidato da Ahmed Tayeb (vi avevo detto che è uno dei discendenti dei fratelli Abd el-Rasul, quelli che hanno scoperto il nascondiglio delle mummie reali a Deir el-Bahari? Mi pare proprio di no). Raggiungiamo la riva est cantando “Quel mazzolin di fiori” e “bella ciao”, come in una gita che si rispetti. All’Hotel Mercure troviamo i miei genitori, Mustafa e il suo collega Ahmed. Ci rechiamo nel luogo di riunione del convoglio e qui aspettiamo di partire insieme a pullman, microbus e taxi pieni di turisti accaldati, sbuffanti, nervosi, impazienti.
I convogli sono stati istituiti quando è iniziata l’emergenza terrorismo. Una macchina della polizia apre la strada, una seconda sta al centro e una terza chiude la carovana delle vetture turistiche. Ogni volta che si esce da Luxor siamo obbligati a unirci a uno dei convogli che partono, a ore determinate, per Hurgada-Abido a nord e per Assuan a sud. Soltanto quando ci si trova circondati dalla polizia ci si rende conto che a Luxor si vive in una gabbia dorata. Sfugge, dopo tutte le assicurazioni del governo egiziano, l’utilità di questi convogli. Forse vengono mantenuti perché così si riesce a impiegare un alto numero di poliziotti, forse il bisogno di una scorta è reale e le fonti governative minimizzano.
Partiamo e raggiungiamo Abido, senza quasi fermarci, dopo tre ore. Visitiamo il tempio di Sety I e l’Osireion, dove una troupe inglese sta compiendo alcune riprese.


 



 

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