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Venerdì 24 novembre
Partiamo presto per andare a visitare Abido con il
pulmino della missione guidato da Ahmed Tayeb (vi avevo
detto che è uno dei discendenti dei fratelli Abd
el-Rasul, quelli che hanno scoperto il nascondiglio
delle mummie reali a Deir el-Bahari? Mi pare proprio di
no). Raggiungiamo la riva est cantando “Quel mazzolin di
fiori” e “bella ciao”, come in una gita che si rispetti.
All’Hotel Mercure troviamo i miei genitori, Mustafa e il
suo collega Ahmed. Ci rechiamo nel luogo di riunione del
convoglio e qui aspettiamo di partire insieme a pullman,
microbus e taxi pieni di turisti accaldati, sbuffanti,
nervosi, impazienti.
I convogli sono stati istituiti quando è iniziata
l’emergenza terrorismo. Una macchina della polizia apre
la strada, una seconda sta al centro e una terza chiude
la carovana delle vetture turistiche. Ogni volta che si
esce da Luxor siamo obbligati a unirci a uno dei
convogli che partono, a ore determinate, per
Hurgada-Abido a nord e per Assuan a sud. Soltanto quando
ci si trova circondati dalla polizia ci si rende conto
che a Luxor si vive in una gabbia dorata. Sfugge, dopo
tutte le assicurazioni del governo egiziano, l’utilità
di questi convogli. Forse vengono mantenuti perché così
si riesce a impiegare un alto numero di poliziotti,
forse il bisogno di una scorta è reale e le fonti
governative minimizzano.
Partiamo e raggiungiamo Abido, senza quasi fermarci,
dopo tre ore. Visitiamo il tempio di Sety I e l’Osireion,
dove una troupe inglese sta compiendo alcune riprese.
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