TOMBA DI HARWA
Diario 2000
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francesco.tiradritti@harwa.it
 
24 novembre 2000
     
 

Grazie a Mustafa, che ha incontrato un suo parente impiegato nella polizia di stanza ad Abido, Anne riesce a mettersi in contatto con la missione tedesca operante nella necropoli reale delle prime due dinastie. E’ una fortuna insperata. Raggiungiamo la casa della missione tedesca. Ci accoglie Ulrich Hartung, visto che Dreyer non è presente. Gentilissimo ci porta a visitare la necropoli. Con i due loro fuoristrada ci spingiamo sempre più nel deserto fino ad arrivare alle pendici della montagna libica. Raggiungiamo la località dove si trova la necropoli. Gli egiziani la chiamano Umm el-Gaab (“la madre dei cocci”): il suolo è infatti cosparso di frammenti di vasi per offerte di epoca tarda, lasciati dai pellegrini giunti qui ad adorare il dio dei morti Osiride, che si riteneva fosse sepolto nelle tomba di Djer, un sovrano della I dinastia. Non tutte le tombe sono visibili. I tedeschi hanno restaurato la tomba di Djen che offre una buona impressione di come dovevano essere le sepolture reali di quest’epoca. Impressionante è invece la struttura del sepolcro di Khasekhemuy. Quello che però emoziona più di tutto è un misero pezzo di muro in mattoni crudi che spunta a nord del sepolcro di Aha: si tratta infatti di una porzione della tomba di Narmer, quello che è considerato il primo faraone egiziano. Siamo tutti profondamente commossi e la guardia che ci avverte che il nostro tempo a disposizione è terminato giunge come una doccia fredda. Torniamo alla casa della missione tedesca, ringraziamo e salutiamo Hartung e torniamo al tempio di Sety I.
Qui ci avvertono che dobbiamo aspettare fino alle cinque, quando la troupe inglese avrà terminato le riprese. Non potevano dircelo prima? Saremmo rimasti volentieri ancora un poco con Hartung che, tra l’altro avrebbe voluto farci vedere i preziosi reperti riportati alla luce negli ultimi anni.
Passiamo il resto del pomeriggio a visitare il tempio di Ramesse II, tra le cui vestigia dai colori sgargianti ci stravacchiamo godendoci un sole sonnacchioso.
Alle cinque la troupe inglese ha finito. Ci rimettiamo in viaggio e arriviamo all’albergo quando ormai sono quasi le nove. Ceniamo con le membra distrutte, ma in tutti c’è la soddisfazione di quello che abbiamo visto nel corso della giornata.
 
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