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Mercoledì 29 novembre
Gli scavi continuano, ma io passo la mia mattinata a
Luxor nel tentativo di farmi convalidare una firma. Mi
serve per una procura con cui gli incaricati del
consolato possano ritirarmi uno scanner all’aeroporto
del Cairo. Mi è stato sequestrato all’arrivo in Egitto
perché avevano timore che mi mettessi a stampare false
lire egiziane!
Ho con me Mohammed, un addetto del locale consolato
italiano. Il tribunale di Luxor ha pareti marroni e
intorno alla scrivania del funzionario addetto
all’autentica delle firme si accalca una folla in
galabeya scomposta e vociante. Chi non sa firmare fa
autenticare la propria impronta digitale. L’impiegato
imprime un mucchio di timbri su ogni foglio (alla fine
sul mio ne risultano sette). Non firma, ma ha un timbro
con il proprio nome (non è analfabeta. Questo sistema
gli permette di sbrigare tutto più velocemente). Ogni
tanto si infuria. Siamo in Ramadan e il digiuno rende
tutti un po’ nervosi. Strappa qualche foglio. Getta
carte di identità addosso a questuanti troppo
insistenti. Riorganizza la fila che, dopo cinque minuti,
si è nuovamente trasformata in calca. Riguadagno l’ovest
di Luxor contento di ritrovarne la pace.
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