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Venerdì 1 dicembre
Mi sveglio da un sogno in cui mi trovavo all’interno
della tomba di Harwa. La tomba dei miei sogni è
naturalmente totalmente diversa da quella che stiamo
scavando. Mi sono accorto che, man mano che
progrediscono gli scavi, anche il mio sogno progredisce.
All’inizio dovevo calarmi in una fenditura della roccia.
Poi ho girato per corridoi che finivano in negozi di
souvenir e ristoranti. Stanotte, attraversando una
parete, sono entrato in un nuovo labirinto di corridoi,
illuminati come se si trattasse di una stampa della
Description de l’Egypte. Premonizioni? Inquietudini?
In mattinata passiamo a visitare lo staff della Chicago
House che lavora sul tempio thutmoside di Medinet Habu.
Il loro metodo di documentazione è di un’accuratezza
strabiliante. Quando avranno terminato avranno trasposto
in libro l’edificio religioso, pietra per pietra,
geroglifico per geroglifico, scalfittura per
scalfittura. Noi non potremo mai fare così.
Nel pomeriggio arriva Maria Casini, l’addetto
archeologico della nostra ambasciata al Cairo. Con lei
andiamo a cena da Ibrahim e Isabella. Quest’ultima ci ha
preparato le migliori lasagne di Luxor e non solo. Alla
serata è presente anche Zeina una libanese che ha deciso
di costruire un albergo da sogno a sud di Qurna. Ci sono
anche sua figlia Lelia, che vive nel Chianti e che mi
riporta all’orecchio il piacevole suono della lingua
toscana, e Mario, un pittore libanese che sta
affrescando le pareti dell’albergo. Ci divertiamo, come
di solito in queste occasioni, tantissimo.
Mi addormento con l’eccitazione di vedere quello che
accadrà domani…
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