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Passo a trovare gli americani della Chicago
House che lavorano nel tempio thutmoside di Medinet Habu. Ci
vado perché mi hanno detto di avere trovato un pezzo di
ushabty di Harwa nel corso degli scavi del santuario. Ray
Johnson è talmente gentile da farmi copiare il testo. Quello
degli ushabty di Harwa è un vero e proprio mistero.
Frammenti delle sue statuine funerarie, oltre che nel tempio
di Medinet Habu, distante qualche chilometro a sud della
tomba di Harwa, sono stati recuperati nel tempio di Medamud,
situato sulla riva opposta del Nilo a circa dieci chilometri
a nord di Karnak. Chi li ha portati così lontano? Quale era
il suo scopo?
La sera fa fresco e tira un vento fortissimo. Così per la
festa di fine scavo, che abbiamo deciso di organizzare oggi,
abbiamo fatto innalzare una tenda sulla terrazza
dell’albergo.
L’ancoraggio alle strutture in mattone crudo appare però
estremamente precario e, a dieci minuti dall’arrivo degli
ospiti, siamo costretti a rinforzare tutta la tenda prima
che il vento se la porti via insieme a una porzione di
balaustra.Stavolta ho preparato i crostini toscani. Magon e
Mohammed si sono invece esibiti in deliziosi arancini di
riso. Alla festa prendono parte le missioni ancora attive a
Luxor (la stagione autunnale di scavo volge ormai al
termine): gli americani della Chicago House (puntuali alle
otto), gli australiani della McQuire University, i tedeschi
che lavorano al tempio funerario di Amenofi III, i polacchi
di Niwinski (che invece arrivano quasi alle nove), i
francesi del Centro Franco-Egiziano di Karnak, qualche
svizzero di Jaritz (che non viene perché è arrabbiato con
me: gli ho chiesto se i suoi missionari potevano ridurre il
tempo delle telefonate fino a scendere sotto la loro
mezz’ora abituale). E’ presente anche Carmen Perez Dies,
direttrice del Museo Archeologico di Madrid, reduce dalla
sua missione a Ihnasia el-Medina.
La festa si svolge secondo copione e si conclude a notte
fonda con le danze dei ragazzi che lavorano nell’albergo.
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