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Localizzazione
degli scavi |
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LA FOTO DEL
GIORNO |
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CHI ERA HARWA
VISITA VIRTUALE
LA MISSIONE
I membri
L'ispettore
Gli operai
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di
Francesco Tiradritti
A
quattro giorni dal mio arrivo a Luxor inizio nuovamente questo mio
diario di scavo che ha ormai raggiunto il suo ottavo anno di vita...
Ho molto da raccontare. Oggi
non ce la farò sicuramente. Spero di mettermi in pari nei prossimi
giorni. Rispetto all’anno passato ci sono molte novità. Innanzitutto non
scrivo più dall’Hotel Marsam l’albergo che è stato la residenza della
Missione Archeologica Italiana a Luxor per dieci anni. A dicembre
dell’anno scorso abbiamo traslocato in una casa in affitto situata a
nord dell’area archeologica delle necropoli tebane. Ci siamo trasferiti
per vari motivi. Il principale è che, stando quaggiù per lunghi periodi,
avevamo necessità di un maggiore confort, rispetto a quello offertoci
dal Marsam dove ci trovavamo a condividere due bagni e una doccia in
dieci, talvolta in quindici. Qui abbiamo a disposizione sette camere e
sei bagni con doccia. Abd el-Nasser, Mohammed e Mohammed il cuoco,
l’aiuto cuoco e un inserviente del Marsam, ci hanno seguito qui e ci
assicurano un servizio di tutto rispetto che ci sgrava dalle incombenze
quotidiane consentendoci di dedicarci completamente alle attività
archeologiche. Spendiamo anche meno.
La nostra nuova residenza,
che comincia a essere nota come "Casa Italia", si trova in un villaggio
noto come Gabauy. Quando ce l’hanno mostrata nel dicembre del 2006 aveva
soltanto il pianterreno. Abbiamo detto a Hamdy, proprietario e fratello
di uno dei nostri operai,
che l'avremmo presa in affitto a patto che fossero riusciti a portare a
termine il primo e il secondo piano in tre mesi. Quando, nel febbraio
scorso, siamo tornati qui per la campagna di studio invernale li avevano
quasi terminati. Ci siamo istallati tra calcinacci e odore di vernice
fresca e questa è perciò la seconda volta che vi soggiorniamo. Ci sono
ancora alcuni lavori da fare. Soprattutto per quello che riguarda la
sistemazione del pianterreno e del giardino, ma ci si sta già veramente
bene.
Espletate
le ultime formalità il 1 novembre, abbiamo aperto la tomba ieri. Il
primo giorno di scavo ha portato con sé una terribile arrabbiatura. Un
ispettore del Consiglio Superiore della Antichità ha utilizzato le
pietre "in situ" della cava che si trova accanto all'entrata della Tomba
di Harwa per costruire alcuni muretti di contenimento. Si trattava degli
scarti di lavorazione degli operai che stavano lì da più di
duemilacinquecento anni fa. Questo deficiente (mi si consenta
l'espressione) le ha portate via. Rappresentavano una testimonianza
unica nel suo genere. Dai ladri cerchiamo di difenderci, contro chi
dovrebbe essere nostro alleato in questa lotta, non possiamo proprio
fare niente.
Meno
male che oggi è stata una giornata di scavo fruttuosa, di quelle in cui
si lascia il cantiere con la voglia che arrivi presto il l'indomani...
Cercherò
di raccontare il più possibile domani, ma non credo di potere esaurire
quanto ho da dire in un giorno.
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