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Localizzazione
degli scavi |
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LA FOTO DEL
GIORNO |
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CHI ERA HARWA
VISITA VIRTUALE
LA MISSIONE
I membri
L'ispettore
Gli operai
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di
Francesco Tiradritti
Fa
caldo sulla riva ovest di Luxor, fa tantissimo caldo. E siamo già a
novembre. Fa caldo di notte, fa ancora più caldo di giorno. Le azioni
sul cantiere di scavo risultano rallentate, gli operai lavorano
inseguendo l’ombra che si fa sempre più rarefatta con il passare delle
ore.
Ieri
la rimozione di uno strato ha consentito di mettere in luce una buona
parte della parete settentrionale dell’entrata a nicchia che consente
l’accesso alla parte sotterranea della Tomba di Harwa. È conservata
molto meglio della porzione superiore ed è decorata con i mirabili
rilievi che gli scavi nel monumento ci hanno abituato a trovarci di
fronte agli occhi man mano che rimuoviamo i detriti. Siamo avvezzi alla
qualità e alla delicatezza del modellato, ma ogni scena riportata alla
luce costituisce ugualmente una piacevole sorpresa e risveglia
l’emozione della scoperta.
Così
abbiamo trascorso la giornata passando, ripassando e sostando alle
spalle di
Ibrahim,
l’operaio che sta scavando in questo punto, a osservare il lento
procedere dei colpi di cazzuola e il conseguente progressivo decrescere
della sabbia. Oggi la scena è fuori soltanto a metà, manca ancora la
porzione inferiore. Quello che però è già possibile vedere sin da ora ci
fa fremere nell’attesa che gli strati sottostanti siano rimossi.
All’estremità
sinistra della parete, quella più vicina all’entrata, si trova Harwa
seduto e con un lungo bastone in mano. Il suo viso è stato deturpato in
modo intenzionale in un’epoca difficile da stabilire. Davanti a lui sono
accumulate offerte di ogni genere: alcuni pezzi di carne, giare e un
cesto ricolmo di fichi. Quest’ultimo è semplicemente fantastico. È
riprodotto come se fosse in sezione. I frutti al suo interno sono
disposti in modo da riempire anche il più minimo spazio. Oltre il cumulo
delle offerte tre macellai stanno tagliando la zampa anteriore destra di
un vitello che giace riverso al suolo. Si tratta dell’offerta rituale
della parte migliore dell’animale. È una scena che ricorre praticamente
in ogni tomba dell’antico Egitto ma in Harwa, come in altre occasioni,
ha qualcosa di articolare, qualcosa che la rende unica. In questo caso è
il macellaio a destra che impugna quella che sembrerebbe un’ascia,
utilizzata forse per affilare la lama del coltello che stringe nella
stessa mano. La scena si dispone seguendo le regole della simmetria
evitata così cara all’arte egizia. Il modellato dei corpi è accurato e
sono messi in evidenza non soltanto i muscoli delle gambe, ma anche
quelli del braccio sproporzionatamente lungo del personaggio che
trattiene la zampa del vitello.
Sotto
questa scena c’è ancora spazio per un’altra figurazione. È assai
probabile che si tratti di una seconda scena di macelleria.
Non
importa. Non vedo l’ora che siano rimossi altri strati. Dovremo però
aspettare ancora qualche giorno. Prima deve essere liberato dalla sabbia
un po’ dello spazio circostante…
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