L'associazione Culturale "Harwa 2001" ONLUS presenta:

Tomba di Harwa 2007

 
 

INDICE
PAGINA INIZIALE

12 novembre

 
LU MA ME GI VE SA DO
29 30 31 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2
DICEMBRE

Localizzazione degli scavi

 

LA FOTO DEL GIORNO

CHI ERA HARWA

VISITA VIRTUALE

LA MISSIONE
I membri
L'ispettore
Gli operai


di Francesco Tiradritti

La rimozione di ulteriori strati di sabbia davanti all’entrata alla parte sotterranea della Tomba di Harwa ha condotto a scoprire nuovi rilievi. Sotto la scena di macelleria ne sta spuntando una seconda, mentre davanti all’immagine di Harwa è stata compiuta una felice quanto inaspettata scoperta.
Sono spuntate due linee di geroglifico al di sopra di una piccola testa acconciata con la treccia che in antico Egitto indicava l’età giovanile. Nelle figurazioni dell’Antico Regno, dalle quali i rilievi della tomba di Harwa traggono palese ispirazione, la posizione del personaggio è quella normalmente attribuita all’erede del proprietario del sepolcro. Qui ci aspetteremmo perciò che si trovasse o Pa-di-mut o Pa-di-maat, uno dei figli di Harwa per i quali è stata possibile accertare l’identità proprio nel corso dello scavo della tomba (in verità ve ne sarebbe anche un terzo, ma nell’unica immagine conservatasi il suo nome è in lacuna). L’iscrizione geroglifica invece afferma che si tratta di “Il figlio di suo fratello, il suo amato (oppure “il suo strumento”?) Harwa figlio di Pa-di-maat”. Questo starebbe a significare che l’erede designato di Harwa non era uno dei figli, ma un nipote omonimo. La scoperta fornisce la soluzione a un’iscrizione analoga incisa, anche questa davanti all’immagine di Harwa, sul muro di fondo del portico meridionale del cortile. È stata riportata alla luce nel 1999, ma la sua lacunosità (restano soltanto le tracce di “Il figlio di suo fratello…”) aveva sempre impedito di accertare l’identità del personaggio al quale era riferita.
La scoperta compiuta ieri consente di risolvere questo enigma che resisteva ormai da otto anni, fornisce nuove informazioni e, come al solito, apre la strada a nuove domande. Le scoperte archeologiche sono chiavi con le quali si aprono porte che immettono in stanze dove si trovano altre porte.
L’iscrizione consente perciò di stabilire che Harwa aveva un fratello e un nipote. Il nome del fratello, Pa-di-maat, identico a quello di uno dei figli di Harwa, non risulta attestato altrove. Ho fatto una veloce ricerca, ma non ne ho trovato traccia, neanche in epoche precedenti. È un nome molto egiziano, ma anomalo. È infatti formato sulla locuzione “Donato da + Dio”. Nel caso specifico il nome divino è costituito da Maat, la dea della giustizia che compare molto spesso, soprattutto nelle figurazioni templari,  “donata” dal sovrano al dio, ma che non sembra avere detenuto un ruolo estremamente attivo all’interno della religione egizia. Appare perciò assai difficile che qualcuno risulti“donato” dalla Maat, essendo questa piuttosto un modo di vivere, una condotta morale. Mai dire mai.
Il problema maggiore è però rappresentato dal fatto che l’erede designato è un nipote e non un figlio di Harwa. Quale è il significato di questa scelta?
Altro particolare curioso dell’iscrizione è il fatto che il nome di Pa-di-maat sembrerebbe essere seguito dal geroglifico della statua-cubo, utilizzato di regola soltanto quando si fa esplicito riferimento alla statua di qualcuno.
Nei prossimi giorni cercherò di approfondire il discorso sulla nomina a erede del nipoe, che può rivelarsi cruciale anche per capire il passaggio delle sostanze di un individuo (e perciò del potere) in questo momento storico. Difficile che arrivi a una soluzione prima della fine della missione. Difficile che arrivi a una qualsiasi soluzione, ma vale la pena di tentare.
 

 
    < Pagina precedente

Pagina successiva >