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Localizzazione
degli scavi |
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LA FOTO DEL
GIORNO |
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CHI ERA HARWA
VISITA VIRTUALE
LA MISSIONE
I membri
L'ispettore
Gli operai
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di
Francesco Tiradritti
Il
rientro dalla pausa del venerdì è sempre un po’ a rallentatore. Non però
oggi. Gli operai sono stati veramente contenti di rivedere
Tina,
Vesna
e
Januš.
Le prime due seguono l’attività archeologica nella Tomba di Harwa dal
2003. Januš si è unito alla squadra nel 2005. Grazie alle istruzioni
lasciate da Saša e Mojca, hanno potuto continuare lo scavo del cortile
senza perdere neanche un minuto.
Lavoriamo
con quattro squadre di operai. Ora sono state tutte spostate verso il
centro del cortile per mantenere il livello dei detriti quanto più
possibile in fase. Stanno attaccando alcuni strati che ricoprono un
ampio fronte di crollo del muro di cinta in mattoni crudi della vicina
Tomba di Petamenofi. La sabbia è mista a limo e il terreno è perciò
molto compatto. Neanche le cazzuole inglesi di acciaio riescono a
rimuoverlo e gli operai sono costretti a ricorrere alla “gadduma”, la
piccola zappa che usano qui come strumento polifunzionale (funge anche
da mazzuolo e da martello). Naturalmente, allontanandosi dalle pareti
del cortile, i ritrovamenti diminuiscono. Anzi, diciamocela proprio
tutta: sono ormai ridotti a zero.
In
queste ore le piccole soddisfazioni derivano dall’identificare qualche
blocco della decorazione. Come è successo proprio stamattina. Un grosso
frammento di calcare con il nome della madre di Akhimenru è tornato al
suo posto. Incredibile: si inserisce perfettamente nella parete e non ci
sarebbe neanche bisogno di incollarlo.
Oggi
è però arrivato Abd El-Hakim, il restauratore egiziano che dovrebbe
prendersi cura dei pilastri del portico meridionale, il cui stato di
conservazione desta non poche preoccupazioni. Domani gli chiedo se si
può occupare anche di rimettere a posto il frammento di decorazione
della Tomba di Akhimenru.
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