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Statua cubo
di Harwa
La scultura ritrae Harwa nella posa convenzionale della
cosiddetta “statua cubo”, una tipologia particolarmente comune
nell’Epoca Tarda che prevede un modellato del corpo ridotto al
minimo attraverso la rappresentazione della figura nella
posizione accovacciata. Questo tipo trattamento lasciava spazio
a ampie superfici su cui potevano essere incise lunghe
iscrizioni geroglifiche.
Il testo sul lato frontale della statua di Harwa è derivato da
antiche composizioni funerarie ispirate ai Testi delle Piramidi
dell’Antico Regno e riguarda la resurrezione nell’Oltretomba. I
lati sono invece iscritti con l’elenco delle buone azioni
compiute da Harwa. Fa da introduzione a questa composizione una
preghiera (il cosiddetto Appello ai viventi) in cui si
chiede di ricordare il nome di Harwa. Il retro della statua reca
invece la consueta formula d’offerta.
La figura di Harwa è scolpita con estrema cura nella dura pietra
con la testa così incassata nel corpo che il mento scompare
nella superficie piana tra le ginocchia su cui sono riprodotte
in rilievo le due mani. Sopra quella di destra è inciso il nome
della Divina Adoratrice Amenirdis. Il volto di Harwa è
ampio e racchiuso da una lunga parrucca priva di decorazione.
A. Jeffrey Spencer in F.
Tiradritti (a cura di), Catalogo della mostra "Il cammino di
Harwa", Milano 1999, pp. 19, 160 (Cat. 5). |