Descrizione della Tomba di Harwa


Harwa decise di scavare la sua tomba nel duro calcare della piana dell'Assasif, davanti al tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, dando così inizio a una tradizione che si sarebbe mantenuta per almeno due secoli. La preminenza della scelta di Harwa fu riconosciuta dai suoi successori e la sua tomba divenne una sorta di centro per tutta la necropoli dell'Assasif. Akhimenru, un altro Grande maggiordomo e probabilmente il successore di Harwa, scelse di allargare una parte incompiuta del corridoio che circonda la struttura sotterranea della tomba di Harwa per ricavare il proprio sepolcro (TT 404). Montuemhat (TT 34) e Petamenofi (TT 33) decisero di scavare i loro immensi monumenti funerari, i più grandi di tutta la necropoli tebana, rispettivamente a est e a ovest di quello di Harwa. Padineith (TT 197) e Pabasa (TT 296) più tardi durante la XXVI dinastia, svilupparono le loro tombe in modo che la sala ipostila finale terminasse a pochi centimetri dall'ala settentrionale del corridoio che circonda il livello sotterraneo dell'ipogeo di Harwa.

Struttura generale


Harwa fu il primo a concepire il suo monumento funerario come copia della tomba di Osiride, re dei morti. Il modello è dato dall'Osireion di Abido. Le tombe più tarde presenti nell'Assasif, anche se molto simili, mostrano soluzioni diverse che si allontanano dal loro antico modello. Il corridoio che circonda il livello sotterraneo della tomba di Harwa può essere interpretato come un modo per isolare la tomba dal terreno circostante e ha come scopo quello di rappresentare l'isola nel Delta dove, secondo il mito, Iside aveva sepolto il corpo di Osiride. La tomba di Harwa mostra però anche un'altra caratteristica importante. Le scene e i testi, almeno quelli incisi nell'asse principale del monumento, possono essere letti come una descrizione del viaggio che, secondo gli egizi, l'uomo compiva dalla sua vita terrena a quella dell'Oltretomba, passando attraverso l'esperienza estrema della morte. Ogni parte del monumento concorre a descrivere una differente tappa del cammino verso la vita eterna.

L'accesso alla tomba e il cortile


L'accesso della tomba di Harwa si trova a sud. Una rampa, la cui sommità è stata messa in luce nel corso della campagna di scavo 2000, consentiva di raggiungere l' ingresso porticato, dal quale di entrava in un vestibolo. Utilizzato come magazzino dal Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, il vestibolo non è attualmente accessibile. E' stato visitato, in previsione dello svuotamento di tutti i reperti che vi si trovano, nel corso dell'autunno 2001. Sulle pareti vi sono ancora tracce della decorazione originaria, molto mal conservata.

Dal vestibolo si accede al cortile a cielo aperto. Qui, gli scavi, iniziati nel 1999, sono ancora in corso. Per il momento, sono stati messe in luce ampie porzioni della decorazione del portico meridionale che, attraverso scene che si sviluppano lungo tutta la parete di fondo, descrive  le più varie attività della vita quotidiana.Le figure sono realizzate in un delicato rilievo che riprende le proporzioni e la disposizione di immagini e didascalie dell'Antico Regno, mentre il modellato è più vicino allo stile del Medio Regno. Pastori, pescatori, scultori, artigiani e scribi, tra i quali si frappongono mandrie di asini, bovini e ovini, tutti si dirigono verso ovest, dove si trova la Harwa, stante e con il bastone in mano, che sovrintende a tutto questo formicolare di attività. Davanti alla sua gamba destra avanzata si trova una figura nuda di minori dimensioni. Questa posizione spetta normalmente all'erede del defunto. Una didascalia afferma invece che si tratta del "figlio del fratello". Se i tombaroli, cui si deve l'asportazione di ampie zone della decorazione, non avessero staccato la testa della piccola figura, saremmo in grado di dare un'identità a questo personaggio. Questo dato sarebbe fondamentale per capire a chi, davvero, passò il notevole potere che Harwa doveva detenere.

Dal cortile all'aria aperta si accede alla struttura sotterranea della tomba. Sulla parete meridionale del passaggio che immette nella prima sala ipostila è iscritto n testo geroglifico che enumera le buone azioni compiute da Harwa riprendendo la più tipica fraseologia della biografia ideale egiziana. E' Harwa stesso a raccontare la sua vita ai visitatori della sua tomba: "Ho dato il pane all'affamato, il vestito all'ignudo". Con questo testo ha inizio il racconto del cammino dell'uomo egiziano verso la vita eterna.

Le sale ipostile


Nella prima sala ipostila la descrizione del cammino di Harwa verso l'Oltretomba si sposta dall'individuo al cosmo che lo circonda. L'autore anonimo che progettò la decorazione decise di descrivere l'universo degli egiziani attraverso uno dei suoi elementi più caratteristici, ossia il sole. Sui pilastri che una volta dividevano l'ambiente in tre navate erano infatti incisi il Rituale delle Ore del giorno e il Rituale delle Ore della notte. Quest'ultimo era inciso sulla fila di pilastri meridionale, con un andamento da ovest ad est per imitare la corsa notturna del sole nell'Oltretomba. Il Rituale delle ore del giorno inciso sulla fila settentrionale di pilastri si sviluppava invece da est a ovest in modo da imitare il percorso diurno del sole. Attraverso la riproduzione sulla pietra del corso del sole, si intendeva così concedere l'idea del tempo che trascorre. Harwa si avvicina così al momento della morte.

Egli è rappresentato come un vecchio sulla parete meridionale del corridoio che conduce alla seconda sala ipostila. Anubi gli stringe la mano in questo cruciale momento, rassicurandolo nel momento supremo del passaggio all'Oltretomba. Harwa è ora morto. Scene e testi incisi sulle pareti della seconda sala ipostila illustrano lo svolgimento dei riti funerari. Da questo momento in poi il corpo ed il ka di Harwa subiscono un destino separato. Il corpo scendeva  nel complesso funerario accessibile dal pavimento nell'angolo nord-occidentale della seconda sala ipostila (Pianta): dal pozzo parte un corridoio che si sviluppa verso  ovest fino ad arrivare ad una stanza con una rampa di scale nell'angolo sud-orientale. Questa scala conduce ad un altro ambiente con un soffitto a volta un tempo completamente decorato. Sulle pareti sono riconoscibili file di geni funerari e barche con divinità. Tracce di pittura sul soffitto fanno supporre la presenza dell'immagine della dea Nut. Un pozzo che si apre nell'angolo nord-occidentale conduce in basso ad altri due ambienti dove una volta doveva essere sepolto il corpo di Harwa.


La sala di Osiride


Nella parte superiore della struttura sotterranea il ka di Harwa continua il suo cammino verso la vita eterna. Sulla parete meridionale del passaggio che conduce dalla seconda sala ipostila alla stanza finale della tomba vi è una scena molto simile a quella che descrive il momento della morte. Anubi stringe ancora una volta la mano a Harwa. Quest'ultimo è qui raffigurato come un giovane vigoroso. La separazione dal corpo ha reso Harwa giovane, pronto a ricongiungersi con Osiride. Un'immagine del re dei morti è infatti scolpita quasi a tutto tondo al centro della parete occidentale dell'ultimo ambiente; questa stanza può essere considerata un santuario dedicato a lui. Osiride è rappresentato frontalmente e in  dimensioni ridotte rispetto al naturale all'interno di due santuari, racchiusi in un riparo di canne. Alla sinistra del dio vi è un piccolo ambiente che racchiude i resti di una statua seduta di Harwa. La fine del cammino verso l'Oltretomba, dove il ka di Harwa può riposarsi e godere della vita eterna.

La figura di Osiride in fondo alla stanza è concepita come un vero trompe-l'oeil. L'altorilievo è visibile dall'ingresso al primo livello sotterraneo e le sue dimensioni ridotte rispetto al naturale danno l'impressione che questo sia molto più distante di quanto sia in realtà. Questo fenomeno ottico può essere spiegato come un tentativo dell'architetto della tomba di Harwa di posporre l'ineluttabile entrata nell'Oltretomba.

Email: tiradritti@harwa.org

 

 

 

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